lunedì 26 maggio 2008

Piove



Piove su questa strada, su questi tetti. Piove sui sellini e le gocce scendono dalle grate dei cestini di ferro delle biciclette. Piove dai semafori e il rosso illumina il grigio di questa giornata. Piove veloce, fine, ma di continuo. Piove su i laghi, sulle bancarelle di fiori, piove negli angoli nascosti delle Strøget, piove sulle panchine vuote e bagnate, piove sui battelli ancorati, sulle auto che corrono, piove dai finestrini del treno e dalla finestra di casa. Piove sulle siepi e sui glicini viola. Piove sull’ombrello, sul cappello, sui kway, e sugli stivali di gomma. Piove in mezzo ai sanpietrini, nelle piste ciclabili affollate, fuori da Magasin e Illum. Piove sulle giostre di Tivoli, sulla piazza del palazzo e sui dehors vuoti dei ristoranti.
Piove e non si può prescindere dalle gocce. Loro vengono giù e tutto ciò che puoi fare e prendere un buon paracqua e stivali di buona qualità. Piove sui giardini fioriti e loro sbocciano.
Piovono cose sulla mia vita, piovono appuntamenti, eventi, opportunità. Piovono dovunque, sui tetti, sulle auto, dietro i finestrini. Piovono e dovrei correre ad acchiapparli tutti, invece di stare qui al chiuso. Invece di questionare sui miei castelli di niente, invece di esplorare le mille sfaccettature di qualcosa che non esiste, e che non esisterà finché io me ne starò qui all’asciutto e con l’ombrello piegato.

venerdì 23 maggio 2008

Radici


Siamo arrivati a venerdì. Qualcosa si è combinato questa settimana: una full immersion in inglese, un bel po’ di curriculum spediti, le prove con il gruppo di teatro per la festa di venerdì prossimo e una torta di mele. Ma quanta fatica costa fare queste cose. Il solo vedere delle persone con cui non si è mai avuto a che fare sembra irreale. Ci sono già gli affetti, gli amici e le persone care e non c’è alcun bisogno di doverle sostituire con delle persone nuove. Insomma, ti bastano quelli che hai, solo che non sono qui. Nessuna voglia di ricominciare a costruire nuovi rapporti con persone che sono solo un palliativo, con le quali non condividi molto, se non la voglia reciproca di avere compagnia. Ed è sempre la solita filastrocca: Come Ti Chiami, Che Cosa Fai, Potremmo Andare A prendere Un Caffè Una Volta… ma non ne hai nessuna voglia e in cuor tuo sai che 90 su 100 non comporrai mai qual numero se non forse in preda a momenti di euforia. Perché si sa alla gente non importa di sapere delle tue paure, paranoie e inquietudini. Quando si incontra qualcuno è buon costume essere un minimo brillanti, sorridenti e gioviali per non rischiare di essere etichettati come “Lagna”. Che fatica ricominciare tutto daccapo. Ogni decisione richiede la stessa forza dello spostare un camion fermo in una strada in salita. Hai i piedi incollati a casa, così pesanti da sradicare anche solo per andare a fare la spesa. Metti gli occhiali scuri per mascherare gli occhietti senza trucco, che tanto A Che Mi Serve. Hai fatto il cambio dell’armadio ma chissà se il tempo sarà così clemente da permetterti di indossare quelle belle gonnelline di lino leggero, così estive, che ti piacciono tanto e che per il momento occupano solo spazio e stropicciano le camicie del Mioamore. E menomale che c’è lui, che ci prova a trovare qualcosa da fare, a farmi schiodare da casa e dal pc. Ma tanto lo so che è difficile anche per lui, solo che lo maschera in silenzio. Io sono un fiume in piena, lui è un recinto. In questo periodo va così. E pazienza se sono una Lagna, qui me lo posso permettere.

martedì 20 maggio 2008

Indian style: Pollo al curry e Riso all'indiana


Ci piace l'indiano, sia in versione rossa Tandoori che in versione gialla al curry.
E nel freezer abbiamo mega scorte di cosce di pollo, comprate in un raptus di Tilbud (=sconto) prendi 3 confezioni e paghi 100 corone (ogni confezione con 4 cosce e sopracosce...), che alterniamo alle fettine di maiale anch'esse comprate in fase Tilbud!

E così ieri sera ho preparato il pollo al curry. La versione orginale della ricetta prevede anche una mela tagliata a cubetti da aggiungere insieme alla cipolla, ma al Moccy nonn piacciono le mele nel pollo e così ho cercato di rendere l'agrodolce aggiungendo 2 cucchiai di aceto bianco e un cucchiaino raso di zucchero. Come suggeriva la ricetta (presa sempre dalla solita Bibbia) ho accompagnato con del riso bianco cucinato all'indiana.

Per il pollo
Ingredienti x 2:

  • 2 cosce con sopracoscia di pollo
  • 10 gr di burro
  • 1 cipolla
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 cucchiai di aceto
  • 2 cucchiai di curry
  • 3 cucchiai di yogurt naturale (o panna)
  • 5-6 chiodi di garofano
  • sale, pepe e rosmarino
Tagliare la coscia dalla sopracoscia e rosolare il pollo in 10 grammi di burro da entrambe le parti finchè non risulta colorito. Salare e pepare e bagnare con un mestolo e mezzo di acqua calda in cui è stato diluito il curry. Aggiungere la cipolla tagliata a pezzettini, lo zucchero e l'aceto. Mescolare per sciogliere bene lo zucchero. Aggiungere i chiodi di garofano. Coprire e cuocere per 45 minuti a fuoo medio basso, girando di tanto in tanto e aggiungendo eventualmente dell'acqua calda se risulta asciutto. La salsa infatti deve risultare densa e abbindante.

Negli ultimi 10 minuti aggiungere lo yogurt (la ricetta riporta la panna, ma io volevo tenermi light).

Servire con del Riso all'indiana.
x 2

140 gr d riso
sale

La cottura all'indiana prevede di lessare il riso in abbondante acqua salata. A fine cottura scolare e passare sotto l'acqua fredda. Scolare di nuovo e stenderlo su una placca o teglia (io ho usato una pirofila da forno) e porre in forno tiepido per 10-15 minuti, sgranandolo ogni tanto con una forchetta.

Il libro suggerisce che tutte le preparazioni al curry richiederebbero in riso cotto secondo questo procedimento.

venerdì 16 maggio 2008

Sono



Sono quella che ti prepara la colazione nel sacchettino prima di andare a lavoro: un succo all’arancia e un dolcino, di solito fatto da me. Sono quella che i colleghi ti invidiano quando a metà pomeriggio scarti il pacchettino che ti ho preparato, chiedendoti curiosi “What kind of cake today?”. Sono quella che ti scrive senza motivo Ti Amo in un sms e poco importa se ho speso gli ultimi centesimi per inviartelo. Sono quella che non sa stirare bene le camice, ma che ci prova a renderle perfette. Sono quella che fa accumulare i giornali sul tavolino del salotto perche Aspetta Non Buttarli Che Non Li Ho Ancora Guardati! Sono quella che ti chiede Che Cosa Vuoi Che Ti Prepari Stasera? Sono quella che non ti fa mai mancare le gommose nella credenza e una Carlsberg in frigo. Sono quella che a Natale ti ha regalato 3 calendari diversi con le nostre foto per poterti tenere compagnia nei mesi che avresti passato da solo al freddo della Danimarca. Sono quella che per il tuo compleanno ti organizza stupide cacce al tesoro. Sono quella che gelosa della collega russa, della collega francese, della collega in generale. Gelosa in generale. Sono quella coraggiosa che ha mollato tutto per stare con te, mi dicono, ma del mio valore non ne sono affatto consapevole. Sono quella che crede che tutte le storie abbiano un lieto fine, quella che quando una bolla di sapone si avvicina troppo al cielo si gira per non vederla scoppiare. Sono quella che ha solo il tuo viso negli occhi. Sono quella che passa tutta la mattina a organizzare il week end e che poi si aspetta anche un segno di riconoscenza. Sono quella che vuole sentirsi apprezzata perché non sono abbastanza brava da farlo da sola.

giovedì 15 maggio 2008

La minestra di lenticchie


E lo so che è un piatto tipicamente invernale, ma qui fino a qualche settimana fa si andava in giro ancora con il pumino! O meglio, le danesi già sfoggiavano i loro leggins e ballerine, camicette leggere e trench estivi, mentre noi eravamo ancora lì a battere i denti!

E lo so anche che Miss Lenticchia va per mano con Mr Zampone (o suo cugino, Cotechino), ma non chiediamo troppo a questi danesi, che sotto le mentite spoglie di Sausages ci mettono salsicce, salametti dall'inverosimile colore fucsia e wurstel di varie forme e sostanze: grandi, piccoli, ripieni, piccanti, con i semi! Mezzo banco frigo per scegliere "Dimmi Quale Wurstel Mangi e Ti Dirò Chi Sei!".

E così, in una mattina di niente da fare, ho preparato questa minestra: light, sostanziosa e buona buona!

Ingredienti x 4 piattoni fondi abbastanza pieni:

  • 200 gr di lenticchie
  • 80 ml di acqua
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 dado
  • 4 cucchiai di olio
  • 100 g di pancetta affumicata
  • rosmarino a piacere
  • pepe qb
  • sale qb

La sera prima, controllare sulla confezione se è necessario mettere a mollo le lenticchie. Personalmente ho delle brutte esperienze di lenticchie che si disfano dopo essere state a mollo, per cui non ce le metto mai e prolungo un pò la cottura.In una pentola versare l'acqua e le lenticchie, la pancetta tagliata a cubetti e il trito di cipolla, carote e rosmarino.

Non salare altrimenti - ho letto - le lenticchie rimangono dure. Cuocere per circa un'ora facendo sobbollire, coperte e a fuoco medio basso. Girare ogni tanto per non che si attacchino. Negli ultimi 5 minuti di cottura, salare, pepare e aggiungere il dado.

Servire la zuppa con un cucchiaio di olio e gustarla così com'è oppure accompagnata da Scones tiepidi o pane rustico a fette, passato un attimo in forno o sotto la griglia per farlo diventare croccante. Servire la zuppa con un cucchiaio di olio nel mezzo e la fetta di pane al lato.

martedì 13 maggio 2008

Finalmente spiaggia!




Amagerstrand - domenica 4 maggio e ieri .
45 minuti in bicicletta e poi il mare.
In lontananza, il ponte che collega Copenhagen a Malmo.
(che le maglie a maniche lunghe non ingannino... ieri e sabato con più di 20° eravamo in costume)


lunedì 12 maggio 2008

Danish barbecue




L'avevo detto che erano strani questi danesi!

Il venerdì, poi, sarà stato a causa del lungo week end in avvicinamento, sono completamente impazziti (lungo perchè anche oggi per loro è festa: Pentecoste!).
Mi telefona il moccioso dal lavoro "Amur preparati, ci vediamo alle 16 a Osterport, barbecue a casa di un collega con altre coppie di colleghi!". Il tempo era a nostro favore: più di 20° e un cielo azzurro senza una nuvola. Mi arrampico sull'armadio e tiro giù una mise estiva per l'occasione: per un barbecue in casa di un collega mai visto ci voleva qualcosa di casual ma carino. Scelgo jeans a sigaretta e camicetta dorata, con saldali a zeppa stesso colore, messi per la prima volta dall'estate scorsa. Sono emozionata ma felice! Sono anche impaurita perchè so che si parlerà inglese, ma sarà un ottima allenamento! E poi, non ultimo in importanza, muoio dalla voglia di vedere una casa di danesi!!

Bellissima serata (oddio... forse sarebbe più iusto dire tardo pomeriggio serata). Tipica casa danese, con prato, altalene, giardino curato e fiorito. Casa essenziale nell'arredamento, ma con tutto il necessario (ivi compreso camino mignon, dal design moderno... ci voleva la foto, ma mi spiace, non osavo farne a casa di sconosciuti...).

Arriviamo alle 17 e per prima cosa ci togliamo le scarpe (qui usa così, estate o inverno che sia, quando vai a casa di veri danesi, noterai che questi stanno scalzi in casa, bambini compresi!). Dopo un aperitivo con patatine di vario genere e birra, sidro e vino, passiamo al barbecue, che non brilla per delizia (la carne è il punto debole!) ma davvero eccellente per accoglienza.

I due bambini dei padroni di casa, nonostante non avessero nemmeno 10 anni, sono statii tranquilli ed educati per tutta la sera. I genitori li hanno lasciati giocare da soli e - attenzione! - non si sono nemmeno sognati di fargli posto in tavola insieme ai "grandi"! Ma figurati! I bambini hanno mangiato da soli, nel loro tavolino in casa, a vista di genitori, senza dare alcuno fastidio! L'ho detto che i danesi sono strani!!


La padrona di casa ci ha preparato il pane, che ha messo tagliato a fette in un cestino di stoffa capace di mantenerlo caldo. Noto che qui l'insalata la mangiano scondita, arricchita solo da semini di varia natura (molto diffusi qui, li mettono dappertutto, pure nel pane scuro!) e cubetti di formaggio. Con sorpresa (e rammarico ... sigh!) vedo che è abolito l'olio normale, sostituito dal burro da spalmare sul pane. L'olio esiste in piccole bottigliette (Monini per altro), ma aromatizzato a gusti improbabili: basilico, limone e chili. I primi due inmmangiabili (amarissimi!), l'ultimo non male! Dopo la cena (iniziata alle 19!!!) e un po di chiacchiere in giardino, la temperatura e il sole calato (alle 21,30!) ci obbligano ad entrare in casa, dove seduti sul divano e coccolati dal calore di questo mitico caminetto futurista, ci godiamo un buon gelato alla panna e fragole, accompagnato da fragole servite in una ciotola a parte e delle praline nocciola/mandorle ricoperte di cioccolato che loro usano mettere nel gelato.

Sono ormai le 22,30 e la serata si conclude. Per i loro due bimbi l'ora di andare è passata da un pezzo, ma la mamma li incita a lavarsi i denitini e a mettersi il pigiama. Così anche noi leviamo le tende!