mercoledì 31 ottobre 2007

Che sagrin!


Perchè a tutti piace essere serviti e riveriti fin nel midollo? A volte ho l'impressione di svuotarmi, di farmi venire in mente qualsiasi mezzo pur di soddisfare i desideri delle persone, pur di vederli felici. Ma gli altri farebbero lo stesso per me? Quando sento odore di pretese, quando ho la sensazione che qualcuno si sia seduto sugli allori ad aspettare, mi arrabbio con me stessa perchè non sono capace a reagire e chiudo di colpo tutte le persiane.
Ma poi cedo. Cedo perchè in fondo sono una buona, pronta ad annullarmi per gli altri, come mi dice sempre ELLE.


Che sagrin!!

Scritto in un momento di sconforto, dopo avere racimolato documenti x n°6 persone che vogliono andare a vedere la partita Milan-Toro di sabato, comodamente seduti alla scrivania dell'ufficio (perchè, secondo loro io non devo lavorare?? Non è che visto che da gennaio si cambia, qui si bloccano le cartacce!!)

[sagrin: s.n., dal piemontese fastidio, problema, dispiacere.]

lunedì 29 ottobre 2007

If - then


Vi siete mai imbattuti in un linguaggio di programmazione per il web?
Ebbene, perché un comando si comporti in un certo modo, perché al click di un tasto segua una certa risposta del browser, è necessario impostare una serie di regole, che generalmente hanno la forma di un If A=0 then FAI QUESTO


E' così che vengono programmate le pagine web, affinché si modellino sulla base delle richieste dell’utente in modo dinamico e sempre diverso.
Certo, noi esseri umani non possiamo sicuramente darci regole precise, per le quali ad una certa azione facciamo corrispondere sempre quella stessa predeterminata reazione.
Ma per certe cose funziona così. A volte, perché i rapporti abbiano buon esito, è necessario impostare delle regole.
È necessario - nel mio caso - presupporre per esempio la seguente regola
If ORE=23 and VI SIETE VISTI TUTTO IL GIORNO AL LAVORO
then
NON ASPETTARTI CHE TI RACCONTI LA RAVA E LA FAVA
else if ORE=21 and NON VI VEDETE DA IERI SERA
then
PARLATE PURE PER ORE

Oppure
If MONAMUR NON AMA LA CANNELLA
then
NON ASPETTARTI CHE POI SI DIVORI LECCANDOSI I BAFFI LA TUA MERAVIGLIOSA CROSTATA ALLE MELE E CANNELLA (QUINTALI DI CANNELLA…)
end if

Per carità, questi sono esempi banali. Ma se ci pensate, nell’imprevedibilità delle azioni umane, qualcosa può essere meglio gestito da “regole di comportamento”.
Che stupidaggine, direte voi… ma a me, che sono più impulsiva di una pietra appena lanciata da una fionda, non viene automatico comportarmi come si deve, valutare la circostanze e rispondere secondo il modello dello User Centered Design, dove l’USER in questo caso è il mio adorato Monamur! E quindi, scusate se è stupido, ma mi faccio il mio quadernetto di regole, come alle elementari, scritte belle in grande e con la penna bic rossa!

Voi che cosa suggerite?

lunedì 22 ottobre 2007

Sembra facile...

Sono giorni sottili, di carta velina, di quella che soffi e vibra e in un niente si stropiccia. Settimane che una dopo l’altra ci porteranno al via. Mancano poco più di due mesi e le cose da organizzare sono talmente tante che in un bloc notes non ci stanno. Si segnano in lista le priorità… ma come si fa a scegliere, quando tutto sembra importante in egual misura? Dal lavoro nuovo - da cercare - per me, alla casa – nostra - da cercare insieme una volta lì, e la macchina da vendere, e l’abbonamento del Toro, e le amiche da contattare, una per una, per un the di saluti e di chiacchiere, di quelli fatti di lunghe pause e di silenzi, che salutarsi prima di partire fa sempre un po’ tristezza. E dire “ciao, noi andiamo”, andiamo via per chissà quanto. Partiamo per il paese della sirenetta e dei butter coockies.
E salutare quelli del tango, proprio quest’anno che dovevamo fare il saggio, e gli amici granata, e quelli di teatro, che già qualche anno fa mi hanno vista partire, alla volta del Belgio, ma con la certezza di potermi riabbracciare dopo 10 mesi. E invece adesso chissà…

E vai a pranzo da mamma e papà, che ti preparano la pasta al forno che mi piace tanto e che mi guardano contenti, ma impauriti forse più di me, per quello che sarà del nostro futuro in un paese straniero. E sentirli dire che non mi lasceranno mai sola, che per qualsiasi cosa loro saranno lì. Per questa figlia così svincolata, che solo apparentemente se ne frega ma che in fondo ama immensamente coloro che le hanno permesso di vivere la vita che ha e di essere quella che è, nel bene e nel male, con la dolcezza e generosità, mista a paura e insicurezza. E in fondo, cari mamma e papà, lo faccio anche un po’ per voi, che di sacrifici ne avete fatti molti per me. Me ne vado da questo paese che non li premia, con la certezza di poter tornare più piena.

E sono giorni così, fragili come me, pieni di paure e di sensi di colpa. Pieni di speranza, che essere ottimisti non fa mai male, pieni di foglietti e di post-it, che di riordinare non ne ho voglia, perché in fondo non me la sento di avere una visione di insieme di quello che resta da sapere e da fare prima di partire. Sono giorni in cui mi voglio cullare in questa nuvola morbida. Ho voglia di fare le cose un pezzo alla volta, con calma e senza ansia, senza la paura di arrivare con l’acqua alla gola.

Forse non ho ancora ben capito che cosa significherà partire, partire con te e costruire una vita insieme, estinguere il mio conto e aprirne uno insieme a te, smettere di pensare alla mia vita futura e iniziare a costruirne una insieme, fianco a fianco, nel bene e nel male, guardarci negli occhi e condividere ogni istante, sapersi accettare, pregi e difetti insieme, quando la giornata va bene e quando la pasta scuoce, quando il rubinetto gocciola e quando c’è sciopero dei tram, quando torni dal parrucchiere splendida e quando ti alzi al mattino con i capelli arruffati… sembra facile, è così che fanno le coppie, no? Sembra…

La Vendemmia - le foto


Come promesso, ecco finalmente le foto della
vendemmia!

martedì 16 ottobre 2007

Adesso si parte davvero...


Sì, la risposta è sì!

Adesso si parte davvero. Tutti i sogni, le fantasie e le paure adesso stanno per realizzarsi, nel bene e nel male. Il nuovo anno ci trascinerà via dalla Capitale Sabauda, per farci atterrare nel paese di Babbo Natale.

Un tuffo nell’ignoto, nel bel mezzo di una città nuova, sconosciuta. Una vita da costruire in due. Una casa da cercare, arredare, abitare e rendere nostra. Una Mini-Italia nel bel mezzo del Nord-Europa. Già già. Sto già pensando a come portare con me la caffettiera, la pasta Barilla, le mie ricettine e tutte le mie scarpe, dove le metterò?? E farà freddo? La piccola Naurwain, ribattezzata dal moccioso “Caschetto d’Oro” per via della nuova nuance che hanno assunto i miei capelli dopo una lunga seduta dal parrucchiere, si sa, il freddo lo patisce anche in Sardegna in pieno agosto! Ma nossignori, pare che il clima sia abbastanza mite, qualche grado di differenza rispetto a Torino. Allacciate dunque le cinture miei cari! Pronti a partire con noi??

Destinazione Copenhagen – Denmark! Per il momento, solo andata…

martedì 9 ottobre 2007

If...

Si attende. Si attende aggiornando in continuazione la mail, con la speranza che il buon Google si faccia foriero di buone nuove dal Paese di Babbo Natale.

E nel frattempo, anche se in cuor tuo ti obblighi a non fare troppi castelli, a non già sognare traslochi, casa nuova, amici nuovi, lavoro nuovo, una lingua da imparare, tanta fatica per farsi capire. Cambiamenti, nuove motivazioni, un giro di boa, una virata repentina, chiudere gli occhi e riaprirli altrove. Cambiamenti di cui necessito con un’imminenza tale da farmi friggere sulla sedia morbida ma grande, così grande che non entra sotto la scrivania, del vecchio ufficio, buio, con una finestra piccola piccola, dalla quale la luce fatica a farsi spazio. Una vetrata che dà di sotto, nella sala lettura, una visuale che ora non voglio più. E Torino, la mia città che amo da morire, unico grande rimpianto, ma che allo stato attuale non sa offrirmi stabilità, sicurezza, benessere.

Ecco, sto di nuovo sognando ad occhi aperti. E scrivo pensieri, banali, sogni, desideri che conservo dentro un cassetto che apro in continuazione, che accarezzo sospirando. Sospirando e sperando in un qualcosa che non c’è. Un qualcosa che non mi fa dormire la notte. Qualcosa che mi tiene sveglia fino a tardi, che mi fa guardare alle mie abitudini come se dovessero modificarsi da un momento all’altro. Oddio, la devo smettere, smettere di pensare “e se fosse…” perché quando sarà, giungerà anche il momento di pensarci. E se non fosse… no, a questo adesso non voglio pensare.

mercoledì 3 ottobre 2007

Vemdemmia

Un ritorno al passato, un sabato di tradizioni, di profumo di erba e succo di uva. Un sabato artigianale, di sveglia presto, di caffè nel termos e di foulard in testa. E di gara a raccogliere l’ultimo grappolo. Il vino da noi si fa così, senza marchingegni e senza attrezzi meccanici, solo con braccia per tagliare e piedi per pestare.
(Guarda le foto qui)