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domenica 26 luglio 2009

La chiave



È una di quelle mattine in cui voglia di alzarsi non ce n’è. Di cosa da fare ne ho una lista a cominciare da sistemare la casa prima di partire, pensare a cosa portare in valigia, abituarmi mentalmente ai 41° percepiti in Sicilia, quando qui siamo sui 18-20 se va bene, con cambi di temperatura repentini di minuto in minuto, che si realizzano con piogge, nuvole, sole, vento e che ti obbligano a impiegare il doppio del tempo a vestirti in modo da poter prevedere qualsiasi condizione meteorologica. L’estate qui è ormai andata anche per quest’anno. Attesta per 11 mesi e mezzo e goduta per 2 settimane sparse in totale. Ma questa è una delle condizioni da accettare per aver scelto di vivere qui e anche se non è ottimale e se ad ogni nuvola all’orizzonte imprechi e ti arrabbi per avere paia di sandali che avrai messo si e no 3 volte in un anno, al momento altre soluzioni accettabili non ce ne sono. E la sensazione di avere qualcosa di pesante e fastidioso dentro cerco di ammortizzarla stropicciandomi sul cuscino, raggomitolandomi per schiacciarla, ma più provo a comprimerla e più sale verso la gola. Sono quei giorni in cui vorresti solo dormire e lasciare defluire tutto e svegliarti solo quando tutto è di nuovo normale, senza quella sensazione di avere una pinza nello stomaco che schiaccia e pulsa e preme e comprime e non capisci bene da dove venga. E che non ti lascia nemmeno dormire bene, chiudi gli occhi per non vedere, ma i pensieri sono tutti lì che affollano la mente e che fanno baldoria e si accavallano. Cerchi delle spiegazioni, risposte a domande alle quali non puoi rispondere da sola, una logica che non riesci decifrare e ti perdi in un labirinto di parole, pensieri, domande e più cerchi la fine e più ti trovi impigliata. Cerco una chiave per liberare tutto ciò che affolla la mente e che appesantisce il cuore, che urla e che costituisce il nesso mancante alla catena. Ma non c’è, non ce l’hai, non sai dov’è e forse non vale nemmeno la pena di cercarlo. Forse la chiave è lasciare perdere, lasciare che questi pensieri si affievoliscano da soli e, stremati per non avere la considerazione che vorrebbero, desistano e ti lascino libera. Forse la soluzione è non aprire ciò che è chiuso, non cercare risposte a domande impossibili, che al momento non contribuiscono a portare serenità.

giovedì 23 luglio 2009

Respirare

Una partita da ping pong e la pallina sbatte forte dentro. Rimbalza e corre senza mai fermarsi. Un sollievo, dato da due chiacchiere, un sorriso e una cena marocchina. Ma come dice l’Amico DJ di FB un abbraccio, soda, un buon film e tante caramelle sono sufficienti per approdare a Happyland. E non so se funziona, ma quando la pallina riprende la sua corsa e sale fino in gola e soffoca il respiro, la vista va giú e le gambe non tengono. É un secondo o forse di piú, non so quantificare. Respiro e razionalizzo che cosa succede. Sono sentimenti contrastanti che si susseguono e che si nascondono. E che inaspettatamente esplodono e prendono la forma di rabbia talvolta, di grande, immenso affetto e tenerezza tal’altra. Affetto e tenerezza che vorrei dare ma che non posso.

domenica 19 luglio 2009

Only Time

giovedì 11 giugno 2009

Me


Eccomi qui nella mia meravigliosa casetta nuova. La adoro, è accogliente, funzionale, intima e perfetta per tutte le mie cene che ho organizzato e che organizzerò con i miei amici. Molti sono già passati di qui, in genere si siedono su uno dei due divani (due!) in sala in maniera composta ma finiscono poi per stravaccarsi e perdersi fra i cuscini e le copertine (copertine… vedi previsioni meteo, ma questo è un altro discorso!). E di solito offro loro un aperitivo a modo mio, all’italiana, una birra o del vino, patatine, olive e salame. Ma poi dopo finisco sempre per chiedere se vogliono una pasta, perché su quei divani ci stanno così bene che mi dispiace mandarli via. E così è successo con il Dottore D&D, l’amico, i miei due angeli France-Rum, l’amica dell’est Nat, l’amica italiana della pallacanestro che però preferisce stravaccarsi per terra anziché sul divano, l’SER team, La Guapa e tutti quelli che passeranno ancora di qui. Che bello avere una casa che accoglie tutti e che bello avere ospiti a casa, amici, quelli con qui che tu sia in ciabatte o con il tacco 11 non importa. Mi piace la mia nuova casina e fra poco arriverà anche la Family dall’Italia, non vedo l’ora e spero che anche il tempo li accolga a dovere. Sono di nuovo felice, respiro, esco e giorno dopo giorno riscopro di essere libera, padrona di ogni mio momento, unica e sola responsabile di me. E mi piace. E mi diverto, rido, mi dò agli altri e gli altri scoprono un lato di me troppo tempo rimasto nascosto. Non so perché, ma ho commesso l’errore di annullarmi e ora sto riscoprendo di nuovo me stessa come individuo. Ed è una sensazione piacevole, che mi fa sorridere anche se fuori dalla finestra sembra che siamo a novembre inoltrato (novembre dico!). ho un progetto e quel progetto sono io e non scapperò da questa country ostile fino a che non sarò soddidsfatta del risultato. Qui come a Torino, non importa, sarebbe solo una scusa per scappare dall’unica persona che mi seguirà dovunque: Me.

mercoledì 13 maggio 2009

Lettera.



È stato bello potersi giocare tutte le carte e tentare questa strada insieme a te. L’ho fatto con tutta me stessa e lo rifarei mille volte ancora perché ci credevo davvero. Purtroppo poi la vita riserva un sacco di complicazioni e come sai durante un viaggio può rompersi una gomma, rimanere senza benzina o addirittura ti possono anche rubare la macchina. Le abbiamo passate tutte e non si può dire che non abbiamo lottato per far funzionare il nostro rapporto. Se ci pensi, siamo partiti già con una macchina usata e senza ruota di scorta ma col tempo l’abbiamo resa bella e veloce. Ma non è bastato. È stato un viaggio che mi ha insegnato molto, il mio primo lungo viaggio. E sono felice di averlo fatto con te.

Vorrei cancellare i rancori e ricordare le cose belle. Lo sai che io credo sempre alle favole e mi emoziono davanti ai film romantici. Beh, non sono capace di chiudere senza il lieto fine ed è per questo che ti scrivo perché a voce ho paura di rovinare tutto. Mi hai insegnato molto sulla vita di coppia e sul sesso, che come sai è sempre stato un tabù per me. E spero allo stesso tempo di averti insegnato anche io qualcosa con la mia dolcezza e ingenuità. Lascia perdere l’aggressività, sai bene come sono fatta e finchè anche tu credevi ancora in un futuro insieme hai sempre trovato i modi giusti per smorzarla. Ripenso alle nostre cene, i minestroni con le croste, la polenta fritta, i patè di olive sempre in frigo, le gommose durante i film, le gite in bicicletta, la pizza prima del tango, il cinema del mercoledì, il puzzle che è rimasto incompleto, i tuoi puzzle!, le lunghe mattine nel letto, la colazione con le mie torte, divertirsi insieme con niente, le scommesse con le monetine, la tua mano nella mia sempre, guardarsi negli occhi e sentirsi vicini e tanto altro…

Beh, sono tante cose belle che vorrei non cancellassimo, che tenessimo in una scatola come ricordo di un bel viaggio che è finito ma che non ci impedirà di farne altri, con altre persone. Mi piacerebbe pensare che anche tu non rimpiangi nulla del nostro rapporto, anche se ti confesso che nei momenti di profonda tristezza io l’ho fatto. Mi piacerebbe che anche tu ricordassi questa relazione come qualcosa di bello. Non vorrei che pensassi a me in maniera negativa. Ci siamo fatti del male e come hai detto tu probabilmente non siamo fatti per stare insieme.

Ma averlo scoperto ci porterà ad incontrare la persona giusta per ognuno. È un segno del destino. Ci credi al destino? Il destino ci ha fatti incontrare e il destino ci ha portati qui. A me il destino mi farà rimanere in Danimarca a te ha permesso di tornare in Italia. A prescindere dai nostri problemi personali, è il destino che ha scelto di separare le nostre strade.

Ora è il momento di passare oltre. Di chiudere un capitolo e aprirne un altro. Torna a casa pieno di forze. Non buttarti a capofitto a mandare curriculum. Fermati un momento e pensa a quello che vuoi. Se c’è una cosa che dovresti aver imparato da me è farsi domande.

So che la nostra separazione era necessaria, non so quanto sia stato difficile per te ma ti confesso che per me lo è stato e lo è. Eri il primo e mi sento di aver dato tanto e faccio fatica distaccarmi. A un certo puto della storia sono diventata dipendente da te e ho perso di vista me stessa. Ora è il momento di ritrovarmi e continuare per la via che la vita mi ha riservato.

Voglio smetterla di sentirmi vittima e fare in modo che questa situazione sia la forza per cercare la mia strada e costruire il mio futuro. Tu sei stato più bravo, o almeno è quello che sembra. Ma non voglio pensare che tu abbia dimenticato facilmente la nostra storia perchè so che sono stata importante per te e vorrei pensare che anche a te un po’ dispiace che sia andata così e che in un angolo nascosto del tuo cuore c’è ancora un pensiero dolce x me. Mi illudo? Non credo, so che hai avuto sentimenti forti per me e poi un’altra mocciosa così dove la trovi!

Non ho mai avuto segreti per te e mi sento di condividere per l’ultima volta queste emozioni con te. Ti saluto con questa frase di Coelho:"Quando qualcuno incontra il proprio cammino non può avere paura, dev'essere sufficientemente coraggioso per compiere i passi sbagliati. Le delusioni, le sconfitte, lo scoramento sono strumenti che Dio utilizza per mostrare la strada."Con l’augurio che tu possa trovare la tua.

Ciao,

La mocciosa

martedì 31 marzo 2009

Confusa



Confusa. E insonne. Sarà il caffè che ho bevuto 2 ore fa, senza latte. Sarà l'ansia che mi mette quella casa ogni volta che ci torno, inevitabilmente, per prendere delle cose. Sarà vedere un'altra persona che la abita, altre cose che non sono mie, vedere quelli che erano i miei spazi occupati da un altro. La mia casa che non èe più mia, nè mai lo sarà di nuovo. Sarà riaprire scatoloni che nascondono vestiti, e ricordi, e profumi che sanno di passato. Sarà il dovesi scontrare con la realtà e sbatterci contro e tornare indietro per non volerla superare. Sarà il rendersi conto di essere una donna con dei sentimenti che a fatica vengono spazzati via. E con degli istinti che altrettanto a fatica riesci a controllare. E per la secondaa volta lasciarsi andare per poi scappare via, confusa appunto. In questo limbo che non porta da nessuna parte. Con la paura di voler fare un salto nel vuoto, verso qualcosa che non sai dove ti porta. Che non hai sperimentato mai con altri. E sentire un groppo salire in gola quando per un attimo le cose si fanno chiare per quello che sono. Abbandonarsi ad un altro, nel Limbo pure lui, e realizzare che sei sola. Io. E basta.

domenica 22 febbraio 2009

Lacrime


Mi manchi. Oggi sono passata da casa a prendere alcune cose e non ho potuto fare a meno di pensare a quanto siano state belle le cose certe volte. Quante speranze avevamo racchiuso in quelle mura. Quanti sogni avevamo insieme. Condividevamo un progetto. Eravamo uno la forza dell’altra. Poi qualcosa è andato storto, i fili si sono irrimediabilmente inceppati e non siamo più riusciti a scioglierli. Ti vedevo anche se non c’eri. Seduta sul divano sentivo ancora le tue braccia avvolgermi. E vedevo il tuo sorriso, quello di una volta, quello vero. E’ stato tremendo. Sono uscita di casa in lacrime. Volevo riportare il tempo indietro di un anno ed essere diversa, non essere come sono stata e vedere che cosa sarebbe successo se fossi stata diversa. Come ho potuto sbagliare tutto? Non riesco a farmene una ragione. Avevo tra le mani qualcosa di bello e sono riuscita a distruggerlo, stropicciarlo, calpestarlo, soffocarlo. Era troppo grande e non sono riuscita a gestirlo. Stupide le mie manie di volermi mettere sempre in competizione. Con qualcuno poi che nemmeno gareggia con me. Avevo tanti sogni e tanti progetti, era la cosa più bella che avrebbe potuto capitarmi e ho rovinato tutto. Non ho sono stata abbastanza intelligente da fermarmi in tempo. Mi sono fatta sopraffare dall’ansia e dalla paura. Ho agito d’istinto e le cose mi sono sfuggite di mano.
Si può essere diversi, me ne rendo conto ogni volta che la realtà mi fa incontrare persone che agiscono diversamente da me e che salvaguardano il loro amore dalle minacce con molti meno sforzi rispetto a quelli che mi ostinavo a mettere in atto. Inconsciamente queste persone mi sbattono in faccia i miei errori ogni giorno. E ogni volta che ci penso mi sento male. Un laccio mi soffoca e mi toglie il respiro. E ripenso tra le lacrime a tutti i ricordi più belli che ho con te, quelli che ormai fanno solo parte di un capitolo chiuso del passato e che io continuo a voler rivivere stupidamente nel presente. Come ho potuto farti tutto questo? Tu che eri la ragione per alzarmi ogni mattina e che niente mi rendeva più felice che accudirti e pensare a che cosa ti avrebbe fatto piacere. E mi impegnavo. Ho anche comprato un libro di ricette, che mai ho seguito alla lettera, perché lo sai a me piace fare di testa mia. Stupida che sono. Ripenso alle parole che mi hai detto domenica scorsa… tu volevi solo una fidanzata che ti stesse accanto con amore, non un’altra mamma. Inutili tutti quei dolci, avrei dovuto accorgermene prima che non erano le torte a farti piacere ma solo avere accanto una donna che ti amasse. Togli tutto quello che di me ti ha fatto soffrire. Resterà una donna che ti amava. E che ancora…
Sono riuscita a renderti ansioso, tu che sei la persona più pacifica di questo mondo. E ti assicuro che avrei voluto renderti felice con tutta me stessa. Avrei voluto essere io la donna che ti rendesse felice. E invece no. Non sarò io quella. Ma il manuale per la perfetta fidanzata non esiste ed evidentemente io non ci sono tagliata. Ma sto imparando, ora che non ci sei più. Sto imparando che le persone è giusto che abbiano i loro spazi, che anzi questi arricchiscono di più la coppia. Che non posso tenerti stretto a me, perché questo è stato il metodo infallibile per farti scappare lontano. Ora che sento che il game is over. Lo so che sarà così. Nessuno si ributterebbe da 1000 metri sapendo che si farebbe male. Nemmeno se stavolta ti promettono un paracadute e un telo di sicurezza. Lo so bene che il capitolo è chiuso definitivamente. Lo sento. Una volta che il leone esce dalla gabbia, ha voglia di correre ed esplorare e l’ultimo dei suoi pensieri è quello di ritornare nella gabbia. Anche se stavolta è un ampio recinto. Chi ti assicura che non ti farò più stare male?
E adesso cerco di uscire e divertirmi, perché tanto lo so che è tutto finito. E cerco di fare quella che reagisce, che è forte, ma tanto lo sai che non sono così. Ci provo, ogni tanto ci riesco anche. Ma poi i ricordi riaffiorano e la realtà è quella che non ci sei. Ciò che mi fa male è avere la quasi certezza che non ti manco, che adesso assapori la libertà e vuoi solo scappare via lontano da me. Ma io sono sempre io. Quella che ha un sacco di sogni, è anche per quello che ti piacevo. Ma forse adesso hai bisogno di una donna e non di una che crede ancora alla storia del “Vissero felici e contenti”. Le principesse vivono solo nelle favole e la mia favola è un mondo tutto rosa dove le persone sorridono sempre e tutti si voglio bene. Ho sbagliato tutto con te e capiterà ancora di pensare ai miei errori e le lacrime cominceranno a scendere sul mio volto. E io le lascerò scorrere. Le raccoglierò in un cestino e le conserverò perché mi ricordino i motivi per cui sono state versate. E per impedirmi di versarle ancora per le stesse ragioni.

sabato 21 febbraio 2009

Riscopro l'istinto


Sono tornata da una serata a Lund, in Svezia. Improvvisata, quelle cose decise sul momento, un collega, che è un amico che ti invita, perché sa quale particolare momento stai vivendo e sa che altrimenti saresti stata a casa. E ti dici non importa come sei vestita, alle corone svedesi ci penso io, mettiti la giacca e vieni. E io vado seguendo l’istinto, perché ne avevo davvero voglia e perché da troppo tempo vivevo cercando di conformarmi alle esigenze di un altro. Da troppo tempo non ascoltavo più che cosa io volevo davvero fare. E ho ballato, dopo troppo tempo, sulle note di Mala Vida, senza scarpe, perché così si usa stare in casa qui. E abbiamo fatto foto e mangiato patatine, e brindato con vodka e succo di frutta e siamo stati così bene che ho riso e ballato tutta la sera. Prima a casa poi ad una festa tutta svedese, dove non conoscevo nessuno. Ma che bello però, sono quelle situazioni in cui tiri fuori il meglio di te e non puoi farti vedere triste, a nessuno piace una ragazza con il muso lungo. E ho scoperto un ragazzo di 25 anni che ha girato il mondo da solo a 23, che si può essere staccati e indipendenti dalle proprie madri e che si può vivere senza assurde ossessioni. Liberi. E che ci sono ancora occhi di ragazzi per me e che se guardo a fondo le cose un uomo che può darmi di più lo posso trovare, perché esistono!

sabato 14 febbraio 2009

Good Mood

Ho cominciato dai capelli, stufa del castano e delle meches bionde, ho comprato giovedì sera uscita dalla palestra l'ultima confezione della tinta L'Orèal Cherry Chocolate, con tanto di spazzolino per fare le mechès. Non so nemmeno se sono più cherry o più Rossa, ma di Chocolate nemmeno l'ombra, ma mi piace! Mi rallegra, Mi sta bene e il giorno dopo in ufficio mi hanno notata tutti (una sferzata all'orgoglio ferito non fa male di sti tempi!). e dopo una giornata di shopping sfrenato con la Apple Pie, stasera siamo pronte per fare festa con altre 3 amiche! The new deal is coming! Speriamo di conservare il good mood per un bel pò!

mercoledì 11 febbraio 2009

L'albero




Non ci siamo, così non va. Il progetto era cercare di stare meglio pur non essendo proprio in forma. Non creare ancora preoccupazioni a quelle – non poche – che ultimamente si accavallano l’una sull’altra nella mia mente, che prima o poi, come i piatti che accumuli uno sull’altro, lo senti che scricchiolano e bahm! In un attimo non sono che un mucchio di frantumi. Ho pensieri confusi, agisco di impulso, sono nervosa e contraddittoria. Dico e mi pento. Faccio e penso che forse era meglio di no. Ingoio e mi adatto e penso a come uscire dal tunnel. Sono così quando sono confusa. La mente inizia a produrre pensieri e sensazioni alla rinfusa che si mischiano gli uni con gli altri senza darmi una chiara visione di come siano realmente le cose. Come il Velo di Maia. Cerco conferme, faccio domande ovvie, voglio sentirmi sbattere in faccia la realtà con l’illusione di poterla accettare meglio. Illusa! Mi guardo e mi vedo esile, piegata al volere del vento. Vorrei tanto essere il tronco di un albero, forte e fiero. Se le cose davvero accadono per una ragione, che cosa il destino vuole insegnarmi con questo? Ad affrontare con più forza la realtà? Ad essere tronco e non esile fiore? Ad avere il coraggio di affrontare le persone e dire in faccia con calma quello che sento e ho intenzione di fare? Ad avere altresì il coraggio di farmi valere e smetterla una volta per tutti di farmi calpestare per assecondare i desideri degli altri? E non ultimo ad avere meno paranoie, ad essere più centrata su me stessa che su quello che pensano gli altri? A fregarmene? A dare meno peso ai dettagli? Ad accettare le cose come stanno e da queste ripartire a costruire la mia vita?

mercoledì 4 febbraio 2009

Think Positive - I miei propositi per il 2009




Health:

1. Drink plenty of water.

2. Eat breakfast like a king, lunch like a prince and dinner like a beggar.

3. Eat more foods that grow on trees and plants and eat less food that is manufactured in plants.

4. Live with the 3 E's -- Energy, Enthusiasm, and Empathy.

5. Make time to practice meditation, yoga, and prayer.

6. Play more games.

7. Read more books than you did in 2008.

8. Sit in silence for at least 10 minutes each day.

9. Sleep for 7 hours.

10. Take a 10-30 minutes walk every day. And while you walk, smile.


Personality:

11. Don't compare your life to others'. You have no idea what their journey is all about.

12. Don't have negative thoughts or things you cannot control. Instead invest your energy in the positive present moment.

13. Don't over do. Keep your limits.

14. Don't take yourself so seriously. No one else does.

15. Don't waste your precious energy on gossip.

16. Dream more while you are awake.

17. Envy is a waste of time. You already have all you need.

18. Forget issues of the past. Don't remind your partner with his/her mistakes of the past. That will ruin your present happiness.

19. Life is too short to waste time hating anyone. Don't hate others.

20. Make peace with your past so it won't spoil the present.21. No one is in charge of your happiness except you.

22. Realize that life is a school and you are here to learn. Problems are simply part of the curriculum that appear and fade away like algebra class but the lessons you learn will last a lifetime.

23. Smile and laugh more.

24. You don't have to win every argument. Agree to disagree.


Society:

25. Call your family often.

26. Each day give something good to others.

27. Forgive everyone for everything.

28. Spend time with people over the age of 70 & under the age of 6.

29. Try to make at least three people smile each day.

30. What other people think of you is none of your business.

31. Your job won't take care of you when you are sick. Your friends will. Stay in touch.


Life:

32. Do the right thing!

33. Get rid of anything that isn't useful, beautiful or joyful.

34. GOD heals everything.

35. However good or bad a situation is, it will change.

36. No matter how you feel, get up, dress up and show up.

37. The best is yet to come.

38. When you awake alive in the morning, thank GOD for it.

39. Your Inner most is always happy. So, be happy.

lunedì 2 febbraio 2009

Day #1


Il primo pomeriggio, la prima notte e il primo giorno lavorativo da sola sono passati. Sono molto confusa, la vista é annebbiata e ancora non riesco a vedere chiaro. Ogni tanto la mente si illumina, poi si oscura di nuovo. Mi sforzo di fare chiarezza ma forse é troppo presto. Ho tanti pensieri che ronzano in testa come un alveare e non riesco ancora a metterli in ordine. La mia cameretta é carina, ho il mio letto e l´armadio nuovi di zecca. Ieri ho anche apppiccicato lo specchio IKEA e acceso la lampada da 25 DKK. É piccolina ma é il mio rifugio. Non ho ancora Internet nella cameretta, ma lo faró installare presto approfittando del fatto che la nostra compagnia ci paga la connessione. Spero non ci voglia molto. Ho voglia di ritornare a una pseudo normalitá, a vedere i miei film in pace, riflettere, scrivere, parlare con mia mamma e soprattutto stare tranquilla e pensare a me stessa. Ho una coinquilina fantastica, gentile e onesta. E ho me stessa, la persona con cui ho trascorso la maggior parte del tempo e la persona che devo ringraziare per essere arrivata dove sono. E soprattutto smetterla di screditare. Iniziare a coccolarla questa persona, a darle piú ascolto e piú fiducia indipendentemente da quello che succederá. Tutto sommato sto bene.

sabato 31 gennaio 2009

.

Oggi si va. È deciso. Lunedì si sono comprati un letto e un armadio (+ abat jour da 25 DKK e un tappeto da 15 a dire la verità) all’IKEA con Little Drama Qeen - che è poi quella che diventerà la mia coinquilina, anzi il contrario, visto che sarò io a spostarmi da lei – si è organizzato il trasporto per oggi pomeriggio e quindi è fatta. Indietro non si torna, anche se la mia mente è ancora ferma all’idea di voler rattoppare, mettere le pezze, aggiustare tutto con l’attak. Ma l’attak per le’amore ancora non l’anno fatto, tantomeno il cerotto per il cuore. Non voglio pensarci, anche se sono qui a scriverlo. Cerco di vivere al presente, perché il futuro mi spaventa da morire. Mi sembra un enorme buco nero e mi fa paura. Io che sono sempre stata coraggiosa, che a 22 anni ho preso due valigie e me ne sono partita un anno in Belgio senza conoscere né la lingua né anima viva da cui andare, che ho sempre avuto voglia di affrontare le sfide, per crescere e imparare, che ho sempre creduto in me, che ho sempre fatto tutto da sola, adesso sono qui con il guinzaglio attaccato ad un'altra persona. Che, sia chiaro, me lo sono messo da sola. E che cerco a tutti i costi di mettergli il guinzaglio a mia volta. Inutilmente. Non so come ho fatto diventare così dipendente da lui, non riesco proprio a capire dove il meccanismo di è inceppato. Come in Benjamin Button: dove esattamente l’orologio ha iniziato a girare al contrario invece di andare avanti? Ma questa separazione è necessaria. Devo ritrovare il mio spazio. Devo smetterla di volere il contrario. So molto bene che è arrivato il momento di fare qualcosa, so che così non può andare. Ho fatto un sogno stanotte: ho sognato che incontravo un uomo e me ne innamoravo. Puoi quest’uomo cambia sia fisicamente che caratterialmente. Diventa storpio, brutto, intrattabile, cattivo e viene chiuso in un ospedale. E io continuo ad volerlo. A sacrificare le mie giornate per andare a trovarlo e continuare ad amarlo come se non fosse mai cambiato. È arrivato il momento di aprire gli occhi e di affrontare la realtà, prendere le cose per quello che sono e non per quello che credo che siano. E quindi adesso mi alzo e mi do un giro. Mi preparo le mie cose e mi proietto nella nuova vita che sto per affrontare. Io.

lunedì 19 gennaio 2009

New deal


Oggi succede che ho voglia solo di piangere. Succede che ho un buco nello stomaco che mi fa girare la testa. E non sono gli strascichi della bronchite dei giorni scorsi. No, é la paura del futuro, l´incertezza di cosa faro qui, da sola. Da sola, di nuovo. Deciso insieme, dice lui. Ed é vero. Nonostante il mio cuore non lo voglia ammettere nemmeno sotto tortura, la mia mente lo sa che non si poteva trascinare ancora. Ognuno per la sua strada, almeno per un pó, per avere il tempo di trovare il lavoro giusto per te e per calmare le mie ansie. Ho due angeli a fianco a me che per fortuna mi tengono su e non mi lasciano precipitare nel buio piú profondo dei miei pensieri. Pensieri che rimbombano nella mente come trombe. Pensieri impazziti che mi rimandano da una parte all´altra come una pallina da ping pong senza lasciarmi capire qualé la scelta giusta per me. É duro pensare che sta accadendo. Il pensiero mi uccide, piú della cosa in sé. Mi uccide non esserci riuscita, mi uccide tirare le somme e vedere che alla fine questa separazione deve avere luogo in un modo o nell´altro. Mi uccide vedermi volere delle attenzioni da chi adesso non puó né vuole darmele. Da chi adesso ha la mente altrove, apart from me, e ha bisogno di spazio. Mi uccide vedermi ridotta di nuovo a chiedere attenzioni, a fare la vittima e a non reagire con le palle. A non riuscire a essere razionale. Ok, posso farcela da sola, posso trovare un posto e pensare a me per un pó. Mi uccide e mi deprime essere ancora cosí dipendente da un´altra persona.

Oggi va cosí, forse sto subendo glie effetti del
giorno piú deprimente dell´anno

lunedì 22 dicembre 2008

... e Buon Natale

Ma chevuoi che succeda? a Natale dovrebbero essere tutti più buoni, ma quanto buoni vuoi che siano se tu per prima sei così possessiva e diffidente? Quale amore vuoi che si difonda questo momento così delicato? A Torino come a Copenhagen, due paesi, due lingue, ma due cuori, gli stessi, a metersi i bastoni fra le ruote! Vorrei sparire, vorrei depurarmi per un pò, passare sotto quelle docce che ti lavano e depurano dentro, che cancellano le cose brutte, che danno energia per affrontare il futuro.E invece sono qui a scrivere e fare promesse che so che non verranno mantenute, a vedere un futuro opaco, a sentire urla e litigi, silenzi, accuse.
E Buon Natale!

venerdì 3 ottobre 2008

Il loop


Ho sentito il terreno mancarmi sotto i piedi. Per un attimo il mio battito si é fermato, an internal error occurred, schermo nero e tutto perduto. Tutto quanto questo fragile hard disk conteneva, dal Recycle Bin alle foto piú belle.
Senza dubbio uno dei momenti peggiori, quelli che le lacrime vengono giú da sole e non servono atti di isteria drammatici quando capisci che tutto é finito. Stop. Strada senza uscita. Le parole servono a poco in questi casi, le scuse e i sensi di colpa, e ripercorrere con la mente un percorso al contrario per rendersi conto dove esattamente il meccanismo si é inceppato. Lá dove é cominciato il loop di azione uguale reazione sbagliata.
Sono brava in programmazione web, ma nella vita l´algoritmo non funziona. Non riesco a seguire schemi, sono molto spontanea e purtroppo troppo diretta. Trasparente, come dice la nuova amica dello spinning. Impostata fin che vuoi sul lavoro, ma delicata come la foglia oro nella vita. Un niente mi manda in crisi. Razionale proprio no. Emotiva direi.
E il passato, questo fantasma che non c´é, mi ha resa diffidente. Diffidente e sospettosa. Possessiva. Un qualcosa che non c´é mi ha trasformata in qualcosa che non sono. Dove ci ho messo del mio per diventare cosí? Dentro sento ancora tanto da dare, imprigionato in questo schermo infrangibile, che pulsa, ma non riesce a uscire.

venerdì 26 settembre 2008

Cliccare



Succede che ho perso un pó il filo di quello che accade. O meglio, di fili che ne sono un pó e a volte si attorcigliano. C´é il filo della coppia, che é quello che si arrotola piú spesso, c´é il filo del teatro, o meglio c´era visto che ho deciso di tagliarlo perché non mi portava da nessuna parte, c´é il filo della palestra, classe di spinning per la precisione, che mi ha fatto conoscere finalmente una ragazza con cui é scattato subito feeling – o meglio – come dice lei – "perche' certe persone cliccano e basta un secondo (specialmente durante una lezione di spinning!!) - am a true believer in energies and compatibility".
E a volte basta proprio un attimo, che sembra di conoscerti da una vita. Come con la mia manager, una donna che graffia ma con un cuore e un´anima, capace di guardarti con quegli occhioni profondo blu e dirti con uno sguardo e un sorriso "forget about that, I am with you".
E cosí con l´amica dello spinning ci vediamo domani per un pranzo in centro a Nørreport e poi un pomeriggio di compere, che si vede era una cosa che davvero mancava a due fanciulle sui 28, perché sono bastati 10 minuti di chiacchiere dopo la palestra, sudaticcie e rosse dallo sforzo per far emergere questo bisogno innato in una donna: lo shopping con l´amica! Un rito! Amica non so, un pó presto per dirlo, ma di sicuro c´é feeling e lo senti che siete sulla stessa lunghezza d´onda. Mi fa piacere scrivendomi in bocca al lupo per il colloquio (ndr: continuo a lavorare nella Big Company, ma approfitto per guardarmi sempre altrove!) e mi sorprende telefonandomi 1 ora dopo il colloquio per avere notizie. Si presta per aiutarmi nella preparazione di un´altro colloquio (ndr: arrivano tutti insieme!) perché "per me l´inglese non é un problema, sono mezza inglese, mia mamma é di Londra" (ma lei piemontesissima – guarda quando si dice fortuna!). Sono piccole attenzioni, che non mi aspetto da nessuno, figuriamoci da una persona che conosco da meno di una settimana, ma che mi fanno sentire a casa, di nuovo con qualcuno - completamente nuovo - che si interessa di me.

martedì 19 agosto 2008

Una anno in piú


Anche il mio compleanno é arrivato e sempre sul blog di Christy trovate un bel resoconto di quanto é successo. Una bella festa con amici la domenica prima e una cena a base di enchiladas a casa mia il giorno del mio compleanno. Un ´pó strano festeggiarlo al lavoro e ancora piú strano festeggiarlo con il freddo... Ma sono stati bei giorni, sono proprio contenta delle persone che abbiamo incontrato. Semplici e disponibili, come noi.
Ma sará la pioggia, le nuvole e il tempo ballerino, un pó freddo, autunnale anche se in piena estate, che mi fa sentire stanca, assonnata, con un nodo nello stomaco che non si scioglie nemmeno con la Mousse Liègoise comprata ieri dal Moccioso per fessteggiare il mio Onomastico. E piú ingoio e piú me lo sento salire in gola. In questo momento in cui forse dovrei sentirmi felice e appagata, ho finalmente degli amici qui e persone care, con cui andare a bere un caffé in centro e fare tante tante chiacchiere, un lavoro che con molta probabilitá verrá prolungato e parte delle nostre famiglie che viene domani a trovarci. E invece no, sono anche io come l´estate danese, faccio freddo quando dovrebbe fare caldo, sono nuvolosa e piovosa. E come piove...

giovedì 19 giugno 2008

Problema.



Immaginate di trovarvi in questa situazione, come vi comportereste?
Avete fatto un colloquio in un’internet company, dove erano davvero entusiasti del vostro background e questo non poteva che farvi piacere. Il vostro profilo poteva andare bene per due interessanti posizioni nello stesso campo in cui vi siete formati. Lavoro interessante, stimolante, quello che desideravate fare.

Avete fatto un altro colloquio in una grande, prestigiosa azienda internazionale con Headquarters a Copenhagen. Avete trovato questo lavoro tramite Adecco. Il lavoro è temporaneo, di 6 mesi, ma al colloquio erano così entusiasti che vi hanno detto che probabilmente sarà prolungato. Nonostante l'azienda sia prestigiosa, il lavoro purtroppo non ha niente a che vedere con il vostro background. Tutto da imparare! Lo stipendio è buono e i 6 mesi sono positivi perché se non vi piace potete smettere senza lunghi preavvisi.

Ieri quindi mi telefona Adecco dicendomi che la BIG COMPANY voleva assumermi e avrei dovuto dare una risposta entro oggi. Ero contenta ma sarei stata ovviamente più contenta di essere assunta nell'atra azienda così ho telefonato dicendo loro che la BIG COMPANY mi aveva offerto un posto di lavoro, ma che avrei rifiutato se loro mi avessero detto che erano interessati a me. E loro sono interessati a me e hanno apprezzato la mia onestà, ma sono la prima persona italiana che incontrano e non se la sentono di decidere prima di aver sentito anche gli altri 2 candidati. Mi hanno detto che il lavoro alla BIG COMPANY è un'ottima opportunità e se in qualche modo non dovesse piacermi sono autorizzata a ricontattarli in ogni momento.

Ecco, voi che cosa avreste fatto?
Perché io ho accettato la BIG COMPANY…

Non so se ho fatto la scelta giusta. Se non avessi avuto la BIG COMPANY tra le mani e avessi potuto aspettare magari mi avrebbero scelta. O magari no, e così avrei perso tutte e 2 le opportunità. E non volevo! Anche perché qui è molto difficile trovare lavoro per gli english speaking, soprattutto nell'ambito della comunicazione e se avessi rifiutato chissà per quanto altro tempo avrei dovuto aspettare. La BIG COMPANY è una grande azienda internazionale, è un ottimo modo per iniziare e chissà che non mi piaccia quel lavoro. Dall'altro lato abbiamo bisogno di questo lavoro, ho bisogno di fare esperienza, di uscire da casa e di vedere gente. E se non dovesse piacermi pazienza, posso smettere quando voglio.
Del resto, avrei potuto aspettare di sapere, lasciandomi scappare questa opportunità, ma se poi non mi avessero presa? In Italia un'occasione così non me la sarei fatta sfuggire...

Insomma, lunedì comincio anche io a lavorare. Sono contenta, agitata e confusa…

lunedì 16 giugno 2008

Questione di educazione


Inizio a essere un pò stufa! Stufa di fare la parte della disponibile, stufa di impegnarmi a ricercare materiale senza ricevere feedback alcuno, stufa di fare e dare agli altri per il piacere di darlo, ricevendo indietro totale silenzio se non addirittura ulteriori stupide pretese.
Non chiedo niente in cambio, se non educazione. L’educazione che fa abbassare la testa e l’umiltà di ringraziare quando qualcosa di extra ti viene donato, l’umiltà di sapere riconoscere gli errori di fronte a un evidente, enorme gesto di menefreghismo. Sto imparando a mie spese che le persone, gli estranei in particolare, pensano al proprio personale ritorno e interesse. A poco importa la parola data in merito a un incontro, un ricevimento per la precisione, un’offerta spontanea di un passaggio in auto per un posto lontano Kilometri, da parte tua che qui ci vivi e ce l’hai, la tua auto! Salvo poi dimenticarti completamente della parola data, nonostante le attese un’ora oltre l’orario di ufficio e l’orchidea acquistata per l’occasione. Tu disegni diamanti, io cerco lavoro. Tu telefoni a qualsiasi ora della giornata a Singapore come a Valenza, io cerco di parlare con la mia famiglia tramite internet. Tu passi la giornata portando a spasso il cane, io spedisco CV, cucino, lavo e stiro. Tu compri torte in pasticceria, panini e cena pronta dalla gastronomia, io leggo ricette e mi impegno affinché riescano. Pensavo fosse la classe sociale a dividerci, invece è qualcosa che va oltre.
E ancora riflettevo in seguito a un secondo episodio, diverso ma simile. A poco importa aver impiegato mezzo pomeriggio a cercare acconciature e abbigliamento adatto al vostro spettacolo. A poco importa essersi offerti di disegnare il volantino e di aiutarvi nell’organizzazione, perché quello che in fondo vi interessa è avere le cose di cui necessitate in tempo. E poco importa se io non vi conosco nemmeno, non ho nemmeno una parte nel vostro spettacolo e nonostante ciò abbia spontaneamente offerto la mia disponibilità ed esperienza. Non sono pretese le mie, non si tratta di rispondere con gesti eclatanti, ma è educazione, ancora una volta. La stessa che dovrebbe impedirti di usare il maiuscolo per sottolineare qualcosa nella mail, quasi fossi incapace di leggere! Qualcosa che peraltro avevo specificato nella famosa mail passata inosservata. Sono un pochino stufa e non sono certa di voler proseguire per questa strada con questo tipo di persone.
Una volta, qualcuno mi disse di circondarmi solo di persone che mi vogliono bene. Difficile a farsi qui… diciamo che dopo una fase di beneficio del dubbio posso decidere se sono persone Bene o meno. Che cosa può portarmi a decidere? Di certo l’EDUCAZIONE, l’UMILTA' e la DIMOSTRAZIONE DI INTERESSE CHE VA OLTRE IL BISOGNO SPECIFICO. Questo sì che me lo devo scrivere in maiuscolo!