martedì 27 novembre 2007

Aspettando Natale 2007

Waiting for Christmas 2007

Accolgo volentieri l'invito di Francesca per questa simpatica iniziativa!
Si chiama Waiting for Christmas 2007 ed è volta a raccogliere ricette natalizie da blogger e non.
Per maggiori informazioni rimando al sito di Francesca.

Farfalle nello stomaco

Comincia a farsi sentire l’ansia da partenza.

Sabato siamo andati a casa dei nonni a prendere quello che ci può essere utile in Danimarca: vassoi, tazzine da caffè e quelle due tazzone in cui il nonno ci offriva sempre il the. E domenica, stesso giro a casa dei miei: pentole e padelle, piatti ancora incelofanati, vinti con chissà quale raccolta punti e tenuti da parte, ancora intatti dalla mamma.

Sono giorni in cui cerco di sentire il meno possibile i miei genitori, perché metto in dubbio la mia decisione ogni volta che vedo gli occhioni di mia mamma che diventano gonfi e lucidi quando mi vede e tutte le volte il suo abbraccio si fa sempre più stretto, quasi volesse tenermi inchiodata a sé. E invece la sua bambina scivola via, un’altra volta, questa volta per chissà quanto. La sua bambina autonoma, che cerca lo svincolo, che dopo essere partita per un anno all’estero, e dopo aver cercato l’indipendenza con una casa lontano dal nido, ancora una volta scappa, stavolta per seguire un sentiero di nuvole azzurre, di sole che splende, di sorrisi, di coccole e di abbracci e probabilmente qualche acquazzone. Scappa per seguire un sogno a forma di cuore, di violini che suonano e di farfalle nello stomaco. Farfalle come quelle che mi hanno fatta innamorare di te, le stesse che sento quando penso a noi con il sorriso sognante e come quelle che impazzite volano nel mio stomaco, fra lo sterno e la pancia, che mi fanno venire quel magone quando penso di dover andare via.

giovedì 22 novembre 2007

Fuori piove


No, oggi non è proprio un buongiorno. Piove, fa freddo e il cielo è così cupo, di un grigio senza sfumature, da non lasciare uno spiraglio di luce, quasi da accendere i lampioni in pieno giorno. Eppoi la gente con la pioggia si intristisce, tira giù dei musi lunghi, sembra che le goccioline lavino via ogni sorriso dalla bocca, come in quei dipinti in cui i colori si mischiano in una poltiglia grigiastra. Arrivo davanti all’ufficio e trovo chiuso. Aspetto qualche minuto. Ho freddo, vorrei dare un’occhiata a City che il giovane peruviano mi dà ogni giorno con un sorriso che solo lui sa come riesce a fare. Lui è l’unico che mi sorride sempre. … ma ho freddo, la mani mi si sono intorpidite e al citofono non risponde nessuno! Chiamo, ma sembra che oggi tutti abbiamo voluto rimanere a casa o per un motivo o per l’altro non siano ancora arrivati. Ri-suono, questa volta insistentemente. E finalmente qualcuno arriva ad aprirmi, ma ormai è fatta, le uova si sono rotte e il mio buonumore, nonostante i musi lunghi delle persone sul 15, rafforzato dal sorriso del Peruviano di City e dal fatto di essere riuscita ad avere le mia copia di Sale&Pepe con inserto natalizio che aspettavo da un mese, è andato a farsi benedire.

Suvvia – mi dico – che sono solo le 10,30…

martedì 20 novembre 2007

Hasta el fin del mundo


Una donna, sola, con i tacchi, le calze velate e una gonna verde di seta che cammina per le vie di Santiago de Compostela, fino a raggiungere, attraverso sentieri di montagna, strade sterrate e prati, la sua meta: il mare di Cap Finisterra, l'estremo più a occidende dell'Europa, dove la terra finisce e si apre l'oceano. La fine del mondo conosciuto, l'oceano che si apre all'orizzonte. Il solo sottofondo musicale che si sente nel video è il ticchettìo dei tacchi della donna, che, imperterrita, talvolta stanca, ciondolante, cammina dritta per la sua strada, verso il suo mare.

Il mare rappresenta simbolicamente la meta. Il cammino è la vita e il video ci vuole dire che talvolta noi non siamo attrezzati adeguatamente nei confronti di ciò che la vita di mette di fronte. I tacchi e l'abito da sera non sono infatti adatti per un cammino di montanga, ma nonostante ciò la donna continua nel suo cammino. Da sola, non segue nessuno. E' lei di fronte alla sua strada. Non si ferma mai, non guarda mai indietro, lei ha ben presente di fronte a sè, nella mente, la sua meta, quella che vuole raggiungere. E con i mezzi che ha a disposizione alla fine la raggiunge.


Mi sono chiesta qual'è il mio mare, nel lavoro, nella vita di coppia, in famiglia, con gli amici e nei confronti del mio partner. Che cosa voglio? Verso quale mare cammino? Spesso, in passato, mi sono lasciata attirare dal mare di qualcun altro, ho modificato il mio percorso facendo miei obiettivi che non mi appartenevano. Ora sono consapevole di voler ritornare sul mio percorso che ho troppo spesso abbandonato. Rimetto i miei tacchi ai piedi e non importa se si smaglia la calza. Il mio mare è lì e io camminerò per raggingerlo.
Magari, mi auguro, incontrerò persone care di fronte al mio mare, persone che, seguendo ciascuna la sua strada sono arrivate dove volevo io. Strade parallele, verso un obiettivo comune.


[Hasta el fin del mundo, 2007, di Sophie Whettnall]

lunedì 19 novembre 2007

Un minuto alle cinque


Marzo 2007
Chiudo gli occhi e i pensieri mi riportano indietro nel tempo.

Anni che sono passati, ricordi di un’infanzia ormai sfocata.

Sono seduta sui gradini delle scale della casa di mia nonna. Fa caldo, è estate forse, o primavera. Il sole illumina la mattinata di un sabato qualunque.
Dalla cucina sento dei rumori di pentole e comincio ad assaporare quello che ci verrà servito a pranzo.
Forse fusilli, forse cotti un po’ più del tempo necessario, immersi nel sugo appena fatto in casa, in cui si riconoscono fra la polpa di pomodoro, cubetti di carote, dorate nel tegamino insieme alla cipolla, finemente tagliata con la mezzaluna.
E poi, patatine fritte. Quelle tagliate tonde dalla nonna con tanta pazienza. Quelle che io e mia sorella facevamo a gara per averne di più. Quelle che furbescamente la nonna ci rubacchiava dal piatto.
Mi lascio inebriare da questi profumi, che sanno di passato, così antichi, così genuini e mi porto una mano sulla guancia come se volessi toccare il calore dei raggi del sole che si riflettono sul mio viso di bimba, che veste ora i panni di una giovane donna.
Gli occhi sono ancora chiusi, allargo lo sguardo verso il giardino della nonna, così colorato e curato con grande dedizione. Ci sono rose rosse e rosa che si ergono fresche e splendide nei loro petali morbidi e profumati, disturbate soltanto dal ronzio di qualche ape curiosa. E tulipani gialli e rossi fanno da corona a queste regine assolute del giardino.
C’è mio nonno nel cortile. Indossa un curioso cappello di paglia e ha in mano la scodella vuota che Lilly ha ripulito perfettamente dopo la cena della sera prima.
Il nonno si dirige verso il garage. So dove va e lo seguo.
Svuoto i polmoni per riempirli del profumo di crusca e farina gialla che si espande nella piccola rimessa. Infilo la mano nel sacco di juta pieno di quel morbido contenuto e ne prendo una manciata. La porto vicino al viso e respiro ancora, lasciandomi avvolgere da quel profumo così intenso e delicato, povero, ma autentico.
Le cocche si fanno a cerchio attorno al nonno che mi indica sorridente un angolo del pollaio. Sopra un mucchio di paglia, ancora calde, ci sono 3 uova. Le prendo e le metto nel cesto di vimini che il nonno ha fatto con le sue mani l’estate scorsa.
Ho un brivido… e un rimpianto: quello di non aver mai avuto il tempo di farmi insegnare quell’arte di cui lui conosceva il segreto.
Salgo su per le scale in legno e mi ritrovo nella soffitta illuminata dalla luce del mezzogiorno. Piccoli fiori di camomilla adagiati sopra delle cassette di legno emanano un intenso profumo.

Apro gli occhi e dischiudo il pugno. Nel palmo della mia mano stringo un fiore secco di camomilla che mi era caduto da un libro e che ha dato il via a dei ricordi sfocati nel tempo.
I profumi della cucina, i colori a olio, i cesti di vimini, la crusca e la farina gialla, le uova appena covate… porto vicino al viso quel fiore ormai secco e privo di profumo e lo richiudo nel libro, custode privilegiato dei miei ricordi.

martedì 13 novembre 2007

Like a brick

A volte le domande nascono per caso, guardando una foto, rileggendo un vecchio messaggio, proprio mentre stai cercando di cancellare quello che ti ha fatto stare male per mesi. Leggi, ripensi e poi Eliminare Messaggio? No, questo lo tengo, lo tengo per non scordare i passi compiuti, i traguardi raggiunti, tutte le volte che mi sono voltata indietro, quando procedevo con il passo del gambero, uno avanti e due indietro.
Achille raggiungerà mai la tartaruga? Dove voglio arrivare? Dove mi porteranno le mie scelte? Mi guardo indietro, diciamo un anno e mezzo fa, e vedo pezzetti sparsi, disordine e me stessa come una casetta di paglia, che basta il soffio di un lupo cattivo a distruggere e PUFF via per aria tutte le fragili fondamenta che a fatica ero riuscita a costruire.
Pezzetti di Lego disordinati nella stanza, rappresentanti del niente. Ora, ho messo insieme quei pezzetti, divisi ordinatamente per colore e con un progetto davanti, sono pronti per diventare una fattoria, o un fortino, chissà. Ogni giorno aggiungo un pezzetto, piano piano, uno sull’altro.
Ogni tanto mi chiedo se sto mettendo il pezzo giusto al posto giusto, ogni tanto qualcuno viene con la pretesa di avere ragione a spostare i miei cubetti, a portare scompiglio al mio progetto. Poi, con calma faccio riaffiorare alla mente la piantina della mia costruzione. E me la tengo stretta, perché racchiude i miei desideri, i miei sogni, il risultato di scelte quotidiane che sono mie, mie soltanto.

La volontà di cambiare vita, di voltare pagina, di scendere dal treno e di prenderne un altro. Un rischio, certo, ma tutto mio. E quella piantina, quel progetto è frutto di tutti i passi compiuti, un po’ avanti un po’ indietro. Di risate e di incazzature, di promesse e di fatti. Di Paga 100.000 e Riparti dal Via.

E quei messaggi che ogni tanto mi capitano sotto mano sono solo la vecchia strada percorsa, quella buia, sterrata, fangosa, in salita. E rileggendoli sento ancora una mano che mi strizza il cuore, il respiro mi si ferma in gola e chiudo gli occhi per non rivedere le immagini. Come un ologramma mi si ripresentano sfocate nella memoria. Chiudo il telefono, lascio che solo lui conservi i ciottoli e la polvere del passato. Ma quei messaggi, proprio non riesco a cancellarli.

giovedì 8 novembre 2007

Torta mele e cannella

Momento golosità!
Si, sono un paio di settimane che mi dedico ai dolci, perchè con il freddo è bello tenere il forno accesso e perchè mi piace il profumo delle torte che si espande dal forno in tutta la cucina. Sa di casa. Sa di inverno. Sa di Natale. Dei miei vari esperimenti con il fornetto ne ho già parlato qui e qui.
Ma adesso che ho capito come domarlo, mi diletto nella preparazione di queste prelibatezze che mi piace provare, leggiucchiando qua e là nella rete.
Ed eccovi dunque, la Torta Mele e Cannella, presa in prestito dalla buona e brava Sigrid.
Ovviamento ci ho messo un pò le mani, riducendo le dosi e personalizzando la cottura a causa del Suddetto.

Ve la vado ad illustrare così come l'ho fatta io.
Bisogna fare la pasta frolla. Così come Sigrid suggerisce, seguendo le orme del buon Felder e con l'aggiunta (MIA) di una puntina di lievito, voilà le dosi per una mini tortina (ecchevvolete, io conto me, Mon Amour e forse un altro fortunato commensale!!).

Pasta frolla

farina 125g
burro a pezzetti 70g
zucchero 50g
tuorlo 1
lievito 1 punta

Lavorate farina+burro a T°ambiente con le dita, aggiungete lo zucchero e la punta di lievito e infine il tuorlo. Il tutto deve raggiungere una consistenza sabbiosa. Se dovesse risultare troppo sabbiosa che non si riesce a compattare, potete aggiungere 1-2 cucchiai di acqua fredda. Fate una palla e mettete in frigo x 1 ora.

Ripieno

mele 2
cannella a piacere
succo di 1 limone (sì, vabbè... confesso che ho usato il Limmi!!)
zucchero di canna 2 cucchiai

Tagliate a fettine le mele e mettetele a marinare (si dice?!?) in un piatto con limone, cannella e zucchero.


Passata l'ora, tirate fuori la palla di frolla. Dividete la palla in due palline quasi uguali (una deve essere un pò + grande x la base, l'altra + piccola x la copertura).
Stendete la palla più grande su un foglio di carta da forno. Mettete le mele facendo attenzione di non arrivare fino al limite del bordo. Stendete l'altra pallina di frolla e dividetela in striscioline con le quali coprirete il ripieno. Non importa se restano degli spazi vuoti. Se avete lasciato 1 cm circa di bordo dal ripieno, dovreste riuscire a sollevarlo e a farlo combaciare con la copertura.

Copertura
albume 1
zucchero di canna 1 cucchiaio

Sbattete a neve un albume e spennellatelo sopra la copertura. Completate spolverando un pò di zucchero di canna sull'albume.

Infornate nel fornotto elettrico Termozeta a 230° x 15 minuti e a 220° x mezz'ora. Nel forno normale caldo a 180° x 30 minuti (controllate!!)

Ebbuonappetito!!
Al mio mocciosio che non ama la cannella ho fatto la variante senza cannella che è buonisssssima ugualmente!

martedì 6 novembre 2007

Gli amici del cuore

Oggi riflettevo con la mia amica Balaloch sulle amicizie (roba seria insomma!).

Vi è mai capitato di imbattervi in persone che non si fanno sentire se non le cercate. Ebbene, dove le classificate voi? Nella sfera dei “Conoscenti” o nel gruppo degli “Amici”?

Credo che questa tipologia di persone si comporti così per due motivi:

1) amano stare anche da sole

2) hanno i loro giri di amici fra i quali tu non rientri di solito e non gli viene naturale farsi sentire. Hanno piacere di vederti, ma come dire, non sei la prima persone a cui pensano per uscire. Ecco, queste persone per me sono Conoscenti e non Amici!

A malincuore, devo ammettere che normalmente sono circondata da molti Conoscenti e veramente pochi Amici. Chi sono quelli che sanno quando litigo con il fidanzato? Quando sto male? Quelli che mi telefonano se ho l'influenza? Quelli con cui mi sfogo?

Con alcune persone si crea un rapporto di confidenza, un legame, una sintonia che va oltre la distanza. Un fil rouge che lega nonostante i silenzi. Con tante altre ho invece ho la sensazione di non lasciare traccia o di essere considerata non adatta a ricevere confidenze o neanche essere chiamata per fare anche solo un giro in centro e non so se è perchè c'è qualche mio atteggiamento che non va bene o cosa.

Soprattutto nei periodi di festa mi rendo tristemente conto, al momento di fare la lista dei regali, quali sono le persone che contano davvero nella mia vita e purtroppo, esclusi molti conoscenti, resta uno sparuto gruppo.

Chi sono per esempio quelli che si ricordano del mio compleanno? Da qualche tempo tengo una lista di persone “importanti” che ci sono state nei momenti focali della mia vita e che - soprattutto - non sono sparite col tempo. E sono quelle che preferisco vedere. Magari la lista si chiude dopo una persona, ma almeno sono sicura che su quella posso davvero contare. E non solo per lo shopping, ma per cercare complicità e sintonia.

Mi rendo purtroppo conto che molti legami dipendono dalle circostanze (stessa città, stessi interessi ecc.), ma quali affetti durano oltre la distanza? L’amicizia deve essere alimentata da entrambe le parti, ci devono essere attenzioni reciproche, ci deve essere condivisione e quando mi trovo di fronte a un rapporto a senso unico mi sento vuota…

Però che bello quando qualcuno ti dà la certezza che Lontano dagli Occhi non è Lontano dal Cuore! Quando la distanza non contribuisce minimamente a scalfire un rapporto, un’amicizia sincera che cresce alimentata da telefonate, sms, bigliettini e lettere. Quei pensieri che scaldano il cuore anche senza potersi vedere tutti i giorni. E sono quelle persone che riempiono la mia lista, a loro farò i miei regali, a loro sono rivolti bigliettini, caramelle, abbracci e pacchetti. I miei amici, quelli di Penna, come si diceva una volta. E quelli del cuore!