venerdì 10 ottobre 2008

Hairdresser

I Danesi non sanno tagliarsi i capelli. O meglio i parrucchieri danesi sono scarsi e ahimé ne sono stata vittima a mie (expensivissime) spese.
Dunque, per una fanciulla italiana alla ricerca di un parrucchiere in Danimarca la via non é semplice. E si sa quanto noi donnine siamo affezionate al nostro parrucchiere di fiducia, quello che conosce il tuo viso, che ti ha provato tutti i colori per trovare quello adatto, quello che sa il tuo taglio e che hai la rosa lí e che la riga la porti cosí e che non mi deve fare l´effetto mushroom e che ho i capelli fini e che la piastra me li elettrizza e che non mi mette il balsamo perché sono grassi sulla cute, ma secchi alla radice (e lo so che sono una rogna...).
E giá che io con tutti i miei spostamenti ne ho provati molti di parrucchieri, ma avevo i mie due di fiducia, dacché due erano le mie dimore in Italia: una dai parents e una da sola. E quindi adesso che i miei capelli urgevano una botta di vita e non potevo aspettare Christmas. Cosí con la Francese ci siamo promenate nei dintorni di Strøget e Nørreport, ma i prezzi ahimé erano una coltellata nello stomaco. Cose che per un taglio e highlights ti viene chiesta la modica cifra di 1400 DKK (pari a quasi 200 euro!). Me lo avevano detto che estetista e parrucchiere qui sono off limits anche se guardandomi intorno vedo ragazze tutte biondissime - e non tutte natural! – con tagli di dubbio gusto, ma “tagliati” sicché queste danesi fanciulle dal parrucchiere ci vanno e regolarmente pure!
Ma il prezzo non é la sola cosa che mi ha sorpresa! Abituata ad andare dal mio parrucchiere pressoché senza preavviso, aprire la porta e chiedere “Fra quanto mi fai passare?” , but forget about BOOKING, qui entri e tirano fuori un registrone enorme, rilegato perdipiú, che sembra quello dell´Appello a scuola, con diverse colonne per ogni “Parrucchire tagliante”. E cosí le cose si sono ribaltate: non sei tu che vai quando puoi, ma sono loro a riceverti su appuntamento, come dal ginecologo o dal dentista. Tu riservi il Parrucchiere Tagliante che vuoi (si perché puoi scegliere e prenotarne uno in particolare e a seconda dell´esperienza i costi sono variabili) e in quelle 2 ore o piú si dedica a te sola, which is fine, ok, ma se uno ha un´urgenza non c´é santo che tenga, se non hai prenotato non tagli. E qui si entra in un altro discorso, di cui un giorno parleró, riguardante la mania assurda dei Danesi di avere tutto perfettamente programmato e di non sapere che cosa significhi “Caffé al volo” “Sabato ci vediamo x un Aperitivo Improvvisato” and so on. Se vuoi incontrare un Danese devi prendere appuntamento!
Insomma, per farla breve, mi sono rivolta alla mia Manager dagli occhi ProfondoBlu che mi ha salvata (e con me la mia amica Francese e La Professoressa), non solo suggerendomi il suo prrucchiere, ma anche traducendomi in danese le mie richieste (vedi sopra). Prezzo relativamente contenuto, anche se more expensive rispetto all´Italia. 2 ore e mezza di lavoro e procedimento alquanto strano: prima lavaggio e asciugatura, poi taglio da capello asciutto, poi colore su capello tagliato, lavaggio e asciugatura estremamente deludente!!! Abituata a sorbirmi asciugature fin troppo lunghe che mi facevano mettere in dubbio il loro ruolo nella salute dei miei capelli, qui in 3 minuti, forse 5 tutto finito! Niente spazzole tonde a volumizzare i miei super fini capelli, niente lacca, gel, cera e cazzatine del genere! Ho hiesto piega liscia e mi sono ritrovata una pettinatura piattissima da Maria Maddalena, ho richiesto piú volume nel ciuffo davati sulla fronte e mi sono ritrovata con i capelli tutti tirati all´indietro effetto Motocicletta, al che ho chiesto di abbassare un pochino il ciuffoe ho rinunciato alle mie speranze di ciocche lucenti che morbide accarezzano delicatamente il viso e ho iniziato a chiedermi “Sará mica che i miei capelli in sé fanno schifo visto che senza la dovuta piega sembrano un mix di spaghetti e paglietta?”.
Dopo essermi un attimo guardata intorno e soprattutto dopo averne avuto la lampante prova dalla mia collega Spilungona, andata giusto ieri dal parrucchiere, che te ne accorgi solo perché é piú bionda, mi sono resa conto che le soluzioni sono le seguenti:
1) o tutte le Danesi hanno dei brutti capelli che anche appena tagliati sembrano setole di un penello da imbianchino
2) o i Parrucchieri Taglianti danesi non sanno tagliare e zappano

3) e non vogliamo chiamare in causa anche le intemperie? Vento e pioggia credete facciano bene ai capelli?

Insomma, il prossimo week end torno in Italia per un giorno (il 19 alle 6 am siamo di nuovo in viaggio verso CPH – con la macchina!!! Crazy I know!) e come me le spendo quelle 20 e poco piú ore a disposizione? Guess how ;-)

mercoledì 8 ottobre 2008

Dreams can come true...

venerdì 3 ottobre 2008

Il loop


Ho sentito il terreno mancarmi sotto i piedi. Per un attimo il mio battito si é fermato, an internal error occurred, schermo nero e tutto perduto. Tutto quanto questo fragile hard disk conteneva, dal Recycle Bin alle foto piú belle.
Senza dubbio uno dei momenti peggiori, quelli che le lacrime vengono giú da sole e non servono atti di isteria drammatici quando capisci che tutto é finito. Stop. Strada senza uscita. Le parole servono a poco in questi casi, le scuse e i sensi di colpa, e ripercorrere con la mente un percorso al contrario per rendersi conto dove esattamente il meccanismo si é inceppato. Lá dove é cominciato il loop di azione uguale reazione sbagliata.
Sono brava in programmazione web, ma nella vita l´algoritmo non funziona. Non riesco a seguire schemi, sono molto spontanea e purtroppo troppo diretta. Trasparente, come dice la nuova amica dello spinning. Impostata fin che vuoi sul lavoro, ma delicata come la foglia oro nella vita. Un niente mi manda in crisi. Razionale proprio no. Emotiva direi.
E il passato, questo fantasma che non c´é, mi ha resa diffidente. Diffidente e sospettosa. Possessiva. Un qualcosa che non c´é mi ha trasformata in qualcosa che non sono. Dove ci ho messo del mio per diventare cosí? Dentro sento ancora tanto da dare, imprigionato in questo schermo infrangibile, che pulsa, ma non riesce a uscire.