mercoledì 30 gennaio 2008

Mamme virtuali


Sta iniziando la mia ultima settimana e stanno iniziando le cene e i ritrovi per salutarsi. Non amo molto questo genere di cose che di solito mi mettono molta tristezza addosso. Non voglio considerare la mia partenza definitiva né voglio credere che per un po’ non rivedrò le persone a me care. Non sono quella da cene di addio. Mi piace invece poter instaurare un legame con le persone che va oltre la contiguità, mi piace pensare che non c’è una fine dell’amicizia, ma soltanto un modo diverso di alimentarla. Mi trovo di nuovo di fronte a uno spartiacque: saluto molte persone, ma chissà chi mi seguirà davvero in questa esperienza.
Ma non volevo parlare di amicizie, ho già pontificato un bel po’ di questo argomento qui. Volevo invece buttare fuori un peso, un pugno che stringe forte il mio stomaco. Riflettevo… È strano come in un mondo bizzarro come il web, attraverso un’attività nata per caso, come il blog, si possano incontrare personcine speciali, che distribuiscono doni, di una cordialità divenuta, nel mondo reale, una dote assai rara. Persone alle quali non sai associare che un volto sfocato, ma che riempiono la tua vita attraverso le loro storie, quelle che leggi sempre, che guai a perdertene una! Sono persone vere, donne con marito e figli, tanti, a carico, e cani e gatti, e chi più ne ha più ne metta. Le leggi da così tanto tempo che quasi ti viene da salutare pure loro… ma no! Che stupida, che cosa cambia, questo è il bello di internet, che c’è dappertutto, che ti rende ubiqua! Che bello, non sapete che energia mi date quando vi leggo: siete forti, dolci, modelli di vita, mi rispecchio in quello che fate, talvolta non condivido, mi immagino come avrei fatto io al vostro posto. E vorrei conoscervi tutte, voi, donne virtuali che avete il coraggio di ammettere errori, di declamare poesie, di confessare segreti e di elogiarvi all’occorrenza.
E poi torno alla realtà, alzo gli occhi dallo schermo, mi scuoto e mi dico “Ehi, guarda che è qui la vita!”. Una persona che stride con me, come quando passi il dito sul bordo di un bicchiere di cristallo, che ti viene da tapparti le orecchie. Una persona che mi ostacola, che mi infonde ansia che vuole che io posticipi la partenza perché lei lavora e non può/non vuole chiedere un permesso per accompagnarmi, una persona che mi impedisce di uscire sabato a salutare i miei amici perché Poi Non Ti Alzi, io che anche se torno alle 3, cosa che non capita più da mesi, forse anni, alle 9 ho gli occhi aperti!
Mamma, da te ho preso la capacità di arrangiarmi, la spigliatezza, ma anche l’ansia, che ho e che infondo agli altri e l’aggressività con cui approccio le persone prima ancora di farle parlare. E quando questo capita, mi butto sul web, cerco le mie amiche, le mie mamme virtuali e le leggo, leggo l’amore che danno ai loro figli, l’attenzione con cui curano la casa e il marito, leggo le loro storie e le faccio mie. Accantono per un attimo “quel” modello e mi immergo nei vostri scritti, cerco di far miei i vostri pensieri e cerco con tutta me stesa di farli prevalere sugli “altri”. Grazie a tutte!

venerdì 25 gennaio 2008

08 02 2008



Non è un codice a barre, non sono i risultati del Super Enalotto. E' il grande giorno, quello prescelto per la partenza. C'è chi decide di sposarsi il 07-07-2007 e chi di partire lo zero otto zero due due zero zero otto. Ambo!

In realtà è stato un caso, le tariffe quel giorno erano abbastanza convenienti, anche se lievitate rispetto a una decina di giorni fa, quando la mano iniziava a tremare ogni volta che stavo per premere il tasto "Continua".

E così oggi ho preso coraggio, ogni azione e gesto attorno a me sembra volermi rassicurare sulla scelta presa. Dei segni che il cielo mi manda. Lo so che sono solo suggestioni, ma ho la sensazione di star facendo la cosa giusta. Sono serena. Contenta. Emozionata.

Com'è che diceva Coelho?

Tutto l'universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

Speriamo...


lunedì 21 gennaio 2008

Torta all'Arancia giallo-limone


Questa torta nasce da un bisogno impellente di qualcosa di dolce e morbido. In più, tornata a casa dai miei ho potuto approfittare di nuovo di un forno tradizionale, abbandonando il mio fido fornetto che mi ha dato non poche soddisfazioni! Un giro veloce in rete e da un miscuglio di ricette è venuta fuori la mia Torta all'Arancia giallo-limone!

Giallo-limone perchè appena fatta l'interno era veramente di un giallo canarino!!! (a causa delle uova forse).
Ingredienti:
  • 3 arance
  • 200 gr zucchero
  • 1 bicchiere di olio di oliva (pari circa a 150 gr di burro)
  • 4 uova
  • 2 cucchiaini di lievito
  • zucchero a velo (a occhio, saranno stati 100 gr... lo sapete che le mie dosi sono sempre un pò così...) - io ho usato una bustina e un pò di quelle dei pandori avanzate dal Natale!
Mescolare bene i tuorli con lo zucchero. Aggiungere l'olio e mescolare ancora con il mixer. Aggiungere la farina setacciata con lo lievito. Aggiungere il succo di 2 arance. Mescolare. Montare gli albumi a neve e aggiungerli al composto delicatamente. Scaldare il forno a 180 °. Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata. Infornare per 30 minuti.

Nel frattempo preparare una crema all'arancia con cui farcire in seguito la torta.

Spremere il succo di 1 arancia e filtrarlo. Aggiungere lo zucchero a velo e mescolare. Aggiungere un cucchiaio di farina e mettere sul fuoco. Portare a ebollizione sempre mescolando fino a che la crema non si sia addensata. Quindi togliere dal fuoco.

Una volta che la torta è pronta e raffreddata, tagliarla in due dischi e farcire una metà con la crema all'arancia, lasciandone da parte un pochino da spalmare sulla superficie della torta.

A me e alla mia famiglia è piaciuta moltissimo!!

sabato 19 gennaio 2008

Zingare


Derubata. Sporcata la mia casa, infranta la porta, mani laide sui miei vestiti, ordinatamente piegati, suddivisi pazientemente per capo e per colore, li ritrovo schifosamente ammassati, spiegacciati, arrotolati da mani ripugnati, di donne lo so, zingare, mi ha detto! Le mie poche cose, il resto era nei pacchi, rimasti intatti per fortuna, quelle hanno toccato, sparpagliato, rovesciato l’unico cassetto ancora pieno, preso gli unici preziosi che per zelo non ho voluto spedire nei pacchi, ma portare con me. Meno di qualche grammo, tonnellate di ricordi, kili di sensazioni, fotogrammi e parole. La laurea e le perle, bianche, pure, come l’affetto di una mamma, e il mio amore, il suo cuore, i nostri cuori. Non ci sono più e li rivoglio. Arrabbiata, incazzata, non piango. Non serve. Non c’è fede cattolica che mi contenga, provo dell’odio, del rancore, un’infinita rabbia per il rispetto che non c’è, la sicurezza che vacilla, che va ben oltre una porta blindata, purtroppo… Zingari, come quelli che me li hanno portati via, come i miei tesori, scrigni di ricordi ora vagabondi. Mi rimangono le scatole vuote, loro, zingari, chissà dove sono.

giovedì 17 gennaio 2008

I danesi, questi sconosciuti!


Sono di ritorno da un meraviglioso week end a Copenhagen e – purtroppo – il magnete della sirenetta non è l’unico souvenir che mi sono portata dietro: da ormai qualche giorno mi fa compagnia un inesauribile raffreddore che temo stia facendo spazio anche alla tosse!
In ogni caso, non volevo postare le mie condizioni fisiche ma qualche osservazione sui danesi, questi sconosciuti!

Beh, intanto non è vero che fa freddo, o almeno, abituata al rigido clima della Capitale Sabauda, non è che abbia sentito proprio la differenza, anzi: quasi quasi fa più freddo qui, però lì c’è un vento che ti uccide! E poi viene giù a tratti quella pioggerellina finissima e fastidiosissima, quella che “Non apro mica l’ombrello per due goccette così” ma la piega perfetta e la devi dimenticare: impossibile da tenere a bada. La cuffia è un must, missà che dovrò dire addio alla mia frangetta spumosa e morbida, sigh!
I danesi sono puntuali e non fanno rumore da nessuna parte, nemmeno in metropolitana.
I danesi sono rispettosi: quando sono alla fermata del treno o della metro, si mettono ai lati delle porte per lasciare scendere i passeggeri prima di salire (giuro che lo fanno!!!). Quando la fermata è particolarmente affollata, un controllore dirige il traffico e fa posizionare i passeggeri che devono salire ai bordi delle porte in modo che la gente che deve scendere possa farlo senza problemi, dopodiché lascia salire le persone (VISTO CON I MIEI OCCHI!!).


I danesi vanni in bicicletta sempre, anche con la pioggia, anche con 0 gradi!
I danesi sono fiduciosi nei confronti del prossimo: sovente non mettono il lucchetto alla bici. Sui treni inoltre ci sono degli spazi appositi per tenere ferme le biciclette: dei “cosi” all’interno dei quali infili la ruota della bici e lei sta ferma.
A Copenhagen il semaforo diventa giallo sia prima di diventare verde che prima di diventare rosso.
A Copenhagen non ho aspettato per più di 2 minuti (2!!) il treno/metro/pulman (è altresì vero che i biglietti per una corsa singola costano quasi 4 euro!).
Nel quartiere rosso di Copenhagen ci sono i sexyshop con foto dove ben poco è lasciato all’immaginazione.
I danesi non hanno mai fretta, sorridono e sono sempre sereni e gentili, ma non danno molta confidenza.
Chiunque a Copenhagen parla inglese.
A Copenhagen il latte non sa di latte, la carne non sa di carne e lo zucchero non zucchera!


A differenza di come succederebbe qui in Italia, a Copenhagen vicino alla sirenetta non ci sono banchetti che vendono souvenir, fotografi che ti fanno la foto con la sirenetta e ristoranti/ bar che si chiamano “Little Mermaid”. C’è un unico chioschetto, che però abbiamo trovato chiuso! Strano no?
Copenhagen – København significa “Porto dei Mercanti”.


Una pizza margherita a Copenhgen costa in media 99 DKK, 13 euro circa… meglio farla in casa né?? Però i Makaroni della Coop danese non sono male! E c'è anche il Gorgonzola Igor!!
A qualsiasi ora sulla TV via cavo a Copenhagen può capitare di vedere delle partite di Palla Mano… che sia lo sport nazionale?!? Ma facendo zapping ci è anche capitato di vedere un torneo di freccette.
A Copehagen c’è un quartiere che si chiama Christiania, un ex edificio militare, ora occupato da new hippy e punkabbestia, ancora però di proprietà del Ministero degli Interni. In qustio quartiere non si possono fare foto, le persone che ci vivono abitano in baracche e vecchi edifici completamente ridipinti con colori vivaci e graffiti. La filosofia del quartiere è “Peace and Love”, si fuma liberamente la marja, però può capitarti di incontrare una famiglia normale che porta i bimbi a giocare nel parchetto interno. La birra qui ha dei costi estremamente convenienti (3 euro contro gli 8-9 del centro città) e le persone non pagano le tasse su quello che guadagnano. All’uscita dello Stato Libero di Christiania c’è un cartello che dice “Stai ora entrando nell’Unione Europea”.
Ho anche visto da fuori la nostra casetta… saremo a Valby, una delle 15 municipalità in cui divisa Copenhagen, a 6 minuti di treno dal centro.


Che strano… la città mi ha fatto una bella impressione, non c’è confusione e tutto è preciso e ordinato, prati all’inglese e non una cartaccia per terra. A parte la barriera della lingua, che è davvero incomprensibile, credo che mi troverò bene. Il costo della vita è tuttavia elevato e questo forse ci creerà qualche problema, almeno all’inizio, ma sono pronta ad affrontare qualsiasi difficoltà. Le persone sembrano serene, si vedono le famiglie che passeggiano per le strade del centro e le mamme sono molto più giovani della media italiana. Forse a parità di costi, esiste uno stato sociale altrettanto solido. Ma questo ve lo saprò raccontare solo quando sarò lì. Oggi sono venuti a ritirare i nostri pacchi, per un totale di 39 colli, biciclette comprese. E quindi ci siamo. Ora però devo comprarmi una valigia nuova e capiente… con i saldi in corso il mio bagaglio mensile è come dire, lievitato un tantino!

martedì 1 gennaio 2008

Anno nuovo...



Ti vedo preparare le cose e gli occhi mi si riempiono di gioia: penso a noi due insieme mentre spacchettiamo tutto e arrediamo la nostra nuova casa.
Chissà perché, a mano a mano che si avvicina la partenza, riesco a pensare solo alle cose belle che potremo fare insieme, io e te!
Forse perché per la prima volta siamo davvero soli e non possiamo che contare su di noi due, senza interferenze. Non so come spiegarti, ma ogni giorno che passa ho sempre più voglia di stare con te, di mettere alla prova il nostro legame e di renderlo tanto solido da poterci costruire sopra qualsiasi cosa.

Sono convinta del tuo amore per me e sono fermamente convinta di volermi buttare tutte le cose brutte del passato alle spalle e ti invito a fare lo stesso.
Nonostante l’entusiasmo con cui personalmente sto affrontando il nostro futuro insieme, dovremo affrontare molte difficoltà ed è per questo che dobbiamo partire leggeri, liberi dalle remore e dai dubbi del passato.

Immagino pranzi e cene preparati insieme, immagino le nostre gite nei dintorni sperduti e fra i paesaggi fiabeschi della Danimarca, immagino io e te per mano che affrontiamo con calma ogni cosa, immagino coccole e nasini freddi e anche pianti di nostalgia e delusioni, abbracci e carezze sulla testa; e dirsi e promettersi “io per te ci sarò sempre”, guardarsi negli occhi scoprirsi sempre più innamorati, capirsi al volo, amare incondizionatamente pregi e difetti di ciascuno.

Essere l’uno la spalla dell’altra, il conforto, la casa calda che aspetta la sera, il petto su cui sfogarsi, il muro verso cui piangere, il compagno con cui ridere.

Questo immagino e ci auguro solo cose belle per il nuovo anno per tutti gli anni a venire, amore mio. Aspettami, prepara con cura il nostro nido e tienilo ben caldo per quando arriverò.

Prendi una penna, perché da quel giorno scriveremo insieme la prima pagina della nostra nuova vita insieme.