giovedì 23 luglio 2009
Vivere spettinata
venerdì 19 giugno 2009
Un orecchino perduto e il destino

Intanto domani si parte per un week end in bicicletta sull’isola di Bornholm, con due cari amici, una nuova, lui è l’amico dell’isola felice, D&D come lo chiamo io, che partirà anche lui per sempre a fine luglio. E io sono molto triste ma questa è la strada che il destino ha scelto per lui e contro il destino non posso combattere. In realtà ho imparato a smetterla di manipolare la realtà, ma viverla e goderla per quella che è. E mi sento meglio.
giovedì 10 luglio 2008
Dove ero rimasta?
Da due settimane, ormai quasi tre, ogni mattina la svegli suona alle 7:10 e alle 8:30 sono già in ufficio davanti ai mie due bei computer. Eh si, proprio due schermi, perché da noi le cose si fanno in grande! Una valanga di informazioni, appunti evidenziati da pennarelli colorati e il tutto in una lingua nuova, che poi in realtà sono due, essendo il mio team composto esclusivamente da danesi che fra loro ovviamente usano la loro lingua madre. Ma per me potrebbero parlare dell’ultimo film visto o programmare un attentato alla Sirenetta che tanto è uguale: non capisco una fava.
Questa settimana la mia manager è in vacanza e io mi sono ritrovata, nel giro di due settimane, a essere la manager del settore… da ridere, vero? Non me la sto cavando male, mi dicono, ma non si scherza! I ritmi sono più serrati, si lavora 8 ore con una mezzo’ora per il pranzo. Che anche quello fa ridere! Vuoi un’insalata? Puoi condirla - a scelta – solo con olio (Monini per altro) al limone, al basilico e al rosmarino (amarissimi!), all’aglio o al chili (che vanno giù che è un piacere) o al tartufo (che fra tutti è il meno peggio!).
La cosa positiva sono le macchinette del caffè (rigorosamente lunghissimo) che offrono una svariata gamma di bevande bollenti, visto che in ufficio c’è il condizionatore a palla che fa gelare mani e piedi! E visto che il business dress code è obbligatorio, ti facilitano le cose mettendo a disposizione un piccolo camerino antibagno dove, oltre ad appendere la giacca, puoi cambiarti le scarpe e sfoggiare un delizioso tacco 12 durante le ore di lavoro, per poi cambiarti prima di uscire evitando il rischio di arrivare a casa la sera con le vesciche!
E se ti viene fame durante la giornata? Nessun problema! Praticamente ad ogni angolo dell’ufficio c’è un cestino di legno colmo di frutta varia e mini pacchettini di carotine, delle quali qui vanno ghiottissimi! Il sostituto nutriente, sano e rigorosamente danese dei nostri Kinder Colazione Più & Co.! Ovviamente, per pareggiare, non mancano confezioni dei rinomati Butter Cookies! E se per caso ti viene un attacco cardiaco al lavoro? Don’t worry! Ogni corridoio ha il suo defibrillatore!
E ce ne sarebbero da raccontare di questi strani danesi… tipo come ognuno rispetti rigorosamente la fila in mensa per prendere il cibo (anche se quello davanti a te è lento come una lumaca e tu vuoi saltare alla portata successiva dove non c’è nessuno!!!) o la coda nei negozi.
Insomma, le cose stanno ingranando e oggi mi è anche arrivata la notizia che sono stata finalmente registrata come cittadina europea in Danimarca! Evviva! Per festeggiare questo weekend abbiamo in programma una gita a Legoland fin su a Skagen, la punta più a nord della Danimarca.
Vi seis!
venerdì 20 giugno 2008
Il cambio dell'armadio e altri pensieri

Stamattina invece ho fatto il primo passo per diventare una regolare cittadina italiana in Danimarca! Grazie a questo lavoro, posso finalmente ricevere il CPR Number ed essere regolare al 100% Evviva! Così nel giro di pochi giorni posso anche aprire il conto in banca (senza questo numero è impossibile!). E le abitudini cambieranno ancora… Nuovi orari a cui abituarsi, nuove preoccupazioni e ansiosa come sono, inizio già a pensare come fare a gestire la casa! A volte lo so, mi faccio prendere troppo dalle cose, me le vedo tutte schiantarsi contro e sembra che debba arrangiarle tutte insieme. Invece sarebbe molto più semplice pensare a una cosa per volta: il lavoro, la spesa, la casa, stirare, uscire… oddio, già troppe!
giovedì 6 marzo 2008
Ci vuole calma...

giovedì 7 febbraio 2008
Il sole e la neve. Diario di una che parte
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Come cambiano le cose da un giorno all'altro...
Nevicava il 4 febbraio 2008. Fiocchi grossi come una noce.
E oggi splende il sole, nel cielo azzurro. Sembra faccia anche caldo, ma questo sole e questo cielo limpido si beffano di noi. La brezza c’è ed è quella che ti fa stringere nel cappotto, infilare le mani nelle tasche e cercare di coprirsi il naso con la sciarpa.
Ieri con il sole sembrava di essere in un paese lunare, tutto bianco e cotonoso. La neve mi piace, cambia le cose pur lasciandole uguali, si fa attendere, non è da tutti avere paesaggi innevati, ma quando viene incarta tutto, lo rende soffice, nuovo. Un foglio bianco da riempire. Una nuova vita da vivere.
Sono ancora qui, ho mucchi di roba da infilare nella mia bella valigia nuova. La mia vita in due bagagli, le mie cose in 40 kg.
Ci vorrei mettere i sorrisi dei miei amici, i baci dei miei parenti, l'affetto dei miei genitori, i salti del mio cane, gli sguardi sfuggenti di mio papà, le mani ruvide di lavoro della mia mamma, la frivolezza di mia sorella, il Sano Egoismo che le mie amiche Veline vorrebbero che avessi, la prudenza di qualcuna e la voglia di vivere dell'altra, il coraggio della Mia Collega, i consigli di Elle, e tanto altro ancora, che nei 40 kg non entrerebbe mica! Ma che sta tutto ben compresso nel mio cuore, che quello, non ha peso limite!
mercoledì 30 gennaio 2008
Mamme virtuali
E poi torno alla realtà, alzo gli occhi dallo schermo, mi scuoto e mi dico “Ehi, guarda che è qui la vita!”. Una persona che stride con me, come quando passi il dito sul bordo di un bicchiere di cristallo, che ti viene da tapparti le orecchie. Una persona che mi ostacola, che mi infonde ansia che vuole che io posticipi la partenza perché lei lavora e non può/non vuole chiedere un permesso per accompagnarmi, una persona che mi impedisce di uscire sabato a salutare i miei amici perché Poi Non Ti Alzi, io che anche se torno alle 3, cosa che non capita più da mesi, forse anni, alle 9 ho gli occhi aperti!
venerdì 21 dicembre 2007
Auguri!!

Non volevo chiudere il 2007 con un post triste, perciò eccomi qui nel mio ultimo giorno di lavoro dell'anno, nonchè ultimo giorno di lavoro alla Fondazione.
Dopo due anni e mezzo di esperienze sono giunta davvero all'ultimo giorno. La scrivania si svuota, mille CD di back up, saluti, Buona Fortuna, Quando Parti? Ma Passi A Gennaio A Salutarci? Massì che passo, ho ancora chili di faldoni che non si possono trasportare in pulman!
Questo posto ha significato molto per me, quante ore trascorse, giorni che iniziavano alle 8 e finivano alle 21, Radioblogclub di sottofondo e commentare le notizie insieme, credere nei nostri progetti con tutte le nostre forze, telefonate, mail a Presidenti, Assessori, comunicati, blog e anche concorsi da organizzare. Grazie a questo lavoro ho conosciuto l'Uomo che adesso mi sta a fianco, con cui ho condiviso fatiche, tensioni e soddisfazioni lavorative. Che mi ha insegnato a scrivere un paper e a essere sintetica negli articoli.
Non ci voglio pensare a quanto ho pianto in quest'ufficio a giugno 2006, alle invidie e alla concorrenza. Quelli sono i mattoncini che hanno eretto dentro me a poco a poco un muretto, sono l'elmetto che indosso per proteggermi, sono il bugiardino da consultare quando occasioni così - ahimé - si ripresenteranno.
Sono cresciuta professionalmente, ho anche il naso un po incerottato a causa delle vetrate contro cui, inconsapevolmente, mi sono scontrata. Ma adesso è il momento di cambiare e di crescere ancora. Non voglio essere triste, anzi, alla luce dei fatti sono felice di poter iniziare una nuova avventura a fianco al mio Moccioso, compagno della vita e, per due anni e mezzo, anche di lavoro!
E quindi adesso si parte! Pronti per la nuova avventura!
La mia comincerà fra qualche mese, la sua il primo gennaio.
Grazie a tutti quelli che hanno lasciato la loro traccia qui, in questo diario un pò personale, un pò scrigno di pensieri e banco di prova per esperimenti, non solo di scrittura!
E adesso non mi resta che augurare a tutti quelli che passeranno di qui un Meraviglioso Natale e Buon Anno Nuovo!
Arrivederci al 2008 dunque, non credo di riuscire a scrivere durante le vacanze.
Vi lascio con una poesia!
lunedì 17 dicembre 2007
Basta ancora

"Odio quando mi parli
Odio quando mi chiami
Odio quando mi dici "TI AMO"
Odio quando mi metti al centro dell'attenzione
Odio la tua gelosia
Odio quando mi dici "TI CHIAMO" e non lo fai
Odio quando discutiamo e hai sempre ragione
Odio quando mi abbracci
Odio quando mi fai piangere.
Ma la cosa che odio di più di te e che non riesco ad odiarti.
Odio il modo in cui mi parli
e il modo in cui ti tagli i capelli
odio il modo in cui mi fissi,
odio il modo in cui guidi la mia macchina,
odio i tuoi stupidi stivali anfibi,
odio il modo in cui mi leggi nella mente,
ti odio così tanto che mi fa star male,
mi fa perfino scrivere poesie, ti odio...
odio quando hai sempre ragione,
odio quando mi menti,
odio quando mi fai ridere,
odio anche di più quando mi fai piangere,
odio quando tu non mi sei intorno
ma più di tutto odio il fatto che non ti odio,
nemmeno quasi,
nemmeno un pochino,
nemmeno niente...."
tratto da "Le dieci cose che odio di te"
giovedì 22 novembre 2007
Fuori piove

No, oggi non è proprio un buongiorno. Piove, fa freddo e il cielo è così cupo, di un grigio senza sfumature, da non lasciare uno spiraglio di luce, quasi da accendere i lampioni in pieno giorno. Eppoi la gente con la pioggia si intristisce, tira giù dei musi lunghi, sembra che le goccioline lavino via ogni sorriso dalla bocca, come in quei dipinti in cui i colori si mischiano in una poltiglia grigiastra. Arrivo davanti all’ufficio e trovo chiuso. Aspetto qualche minuto. Ho freddo, vorrei dare un’occhiata a City che il giovane peruviano mi dà ogni giorno con un sorriso che solo lui sa come riesce a fare. Lui è l’unico che mi sorride sempre. … ma ho freddo, la mani mi si sono intorpidite e al citofono non risponde nessuno! Chiamo, ma sembra che oggi tutti abbiamo voluto rimanere a casa o per un motivo o per l’altro non siano ancora arrivati. Ri-suono, questa volta insistentemente. E finalmente qualcuno arriva ad aprirmi, ma ormai è fatta, le uova si sono rotte e il mio buonumore, nonostante i musi lunghi delle persone sul 15, rafforzato dal sorriso del Peruviano di City e dal fatto di essere riuscita ad avere le mia copia di Sale&Pepe con inserto natalizio che aspettavo da un mese, è andato a farsi benedire.
Suvvia – mi dico – che sono solo le 10,30…
martedì 20 novembre 2007
Hasta el fin del mundo

Una donna, sola, con i tacchi, le calze velate e una gonna verde di seta che cammina per le vie di Santiago de Compostela, fino a raggiungere, attraverso sentieri di montagna, strade sterrate e prati, la sua meta: il mare di Cap Finisterra, l'estremo più a occidende dell'Europa, dove la terra finisce e si apre l'oceano. La fine del mondo conosciuto, l'oceano che si apre all'orizzonte. Il solo sottofondo musicale che si sente nel video è il ticchettìo dei tacchi della donna, che, imperterrita, talvolta stanca, ciondolante, cammina dritta per la sua strada, verso il suo mare.
Il mare rappresenta simbolicamente la meta. Il cammino è la vita e il video ci vuole dire che talvolta noi non siamo attrezzati adeguatamente nei confronti di ciò che la vita di mette di fronte. I tacchi e l'abito da sera non sono infatti adatti per un cammino di montanga, ma nonostante ciò la donna continua nel suo cammino. Da sola, non segue nessuno. E' lei di fronte alla sua strada. Non si ferma mai, non guarda mai indietro, lei ha ben presente di fronte a sè, nella mente, la sua meta, quella che vuole raggiungere. E con i mezzi che ha a disposizione alla fine la raggiunge.

Mi sono chiesta qual'è il mio mare, nel lavoro, nella vita di coppia, in famiglia, con gli amici e nei confronti del mio partner. Che cosa voglio? Verso quale mare cammino? Spesso, in passato, mi sono lasciata attirare dal mare di qualcun altro, ho modificato il mio percorso facendo miei obiettivi che non mi appartenevano. Ora sono consapevole di voler ritornare sul mio percorso che ho troppo spesso abbandonato. Rimetto i miei tacchi ai piedi e non importa se si smaglia la calza. Il mio mare è lì e io camminerò per raggingerlo.
Magari, mi auguro, incontrerò persone care di fronte al mio mare, persone che, seguendo ciascuna la sua strada sono arrivate dove volevo io. Strade parallele, verso un obiettivo comune.
[Hasta el fin del mundo, 2007, di Sophie Whettnall]
lunedì 19 novembre 2007
Un minuto alle cinque

Marzo 2007
Chiudo gli occhi e i pensieri mi riportano indietro nel tempo.
Anni che sono passati, ricordi di un’infanzia ormai sfocata.
Sono seduta sui gradini delle scale della casa di mia nonna. Fa caldo, è estate forse, o primavera. Il sole illumina la mattinata di un sabato qualunque.
Dalla cucina sento dei rumori di pentole e comincio ad assaporare quello che ci verrà servito a pranzo.
Forse fusilli, forse cotti un po’ più del tempo necessario, immersi nel sugo appena fatto in casa, in cui si riconoscono fra la polpa di pomodoro, cubetti di carote, dorate nel tegamino insieme alla cipolla, finemente tagliata con la mezzaluna.
E poi, patatine fritte. Quelle tagliate tonde dalla nonna con tanta pazienza. Quelle che io e mia sorella facevamo a gara per averne di più. Quelle che furbescamente la nonna ci rubacchiava dal piatto.
Mi lascio inebriare da questi profumi, che sanno di passato, così antichi, così genuini e mi porto una mano sulla guancia come se volessi toccare il calore dei raggi del sole che si riflettono sul mio viso di bimba, che veste ora i panni di una giovane donna.
Gli occhi sono ancora chiusi, allargo lo sguardo verso il giardino della nonna, così colorato e curato con grande dedizione. Ci sono rose rosse e rosa che si ergono fresche e splendide nei loro petali morbidi e profumati, disturbate soltanto dal ronzio di qualche ape curiosa. E tulipani gialli e rossi fanno da corona a queste regine assolute del giardino.
C’è mio nonno nel cortile. Indossa un curioso cappello di paglia e ha in mano la scodella vuota che Lilly ha ripulito perfettamente dopo la cena della sera prima.
Il nonno si dirige verso il garage. So dove va e lo seguo.
Svuoto i polmoni per riempirli del profumo di crusca e farina gialla che si espande nella piccola rimessa. Infilo la mano nel sacco di juta pieno di quel morbido contenuto e ne prendo una manciata. La porto vicino al viso e respiro ancora, lasciandomi avvolgere da quel profumo così intenso e delicato, povero, ma autentico.
Le cocche si fanno a cerchio attorno al nonno che mi indica sorridente un angolo del pollaio. Sopra un mucchio di paglia, ancora calde, ci sono 3 uova. Le prendo e le metto nel cesto di vimini che il nonno ha fatto con le sue mani l’estate scorsa.
Ho un brivido… e un rimpianto: quello di non aver mai avuto il tempo di farmi insegnare quell’arte di cui lui conosceva il segreto.
Salgo su per le scale in legno e mi ritrovo nella soffitta illuminata dalla luce del mezzogiorno. Piccoli fiori di camomilla adagiati sopra delle cassette di legno emanano un intenso profumo.
Apro gli occhi e dischiudo il pugno. Nel palmo della mia mano stringo un fiore secco di camomilla che mi era caduto da un libro e che ha dato il via a dei ricordi sfocati nel tempo.
I profumi della cucina, i colori a olio, i cesti di vimini, la crusca e la farina gialla, le uova appena covate… porto vicino al viso quel fiore ormai secco e privo di profumo e lo richiudo nel libro, custode privilegiato dei miei ricordi.
martedì 13 novembre 2007
Like a brick
A volte le domande nascono per caso, guardando una foto, rileggendo un vecchio messaggio, proprio mentre stai cercando di cancellare quello che ti ha fatto stare male per mesi. Leggi, ripensi e poi Eliminare Messaggio? No, questo lo tengo, lo tengo per non scordare i passi compiuti, i traguardi raggiunti, tutte le volte che mi sono voltata indietro, quando procedevo con il passo del gambero, uno avanti e due indietro.Achille raggiungerà mai la tartaruga? Dove voglio arrivare? Dove mi porteranno le mie scelte? Mi guardo indietro, diciamo un anno e mezzo fa, e vedo pezzetti sparsi, disordine e me stessa come una casetta di paglia, che basta il soffio di un lupo cattivo a distruggere e PUFF via per aria tutte le fragili fondamenta che a fatica ero riuscita a costruire.
Pezzetti di Lego disordinati nella stanza, rappresentanti del niente. Ora, ho messo insieme quei pezzetti, divisi ordinatamente per colore e con un progetto davanti, sono pronti per diventare una fattoria, o un fortino, chissà. Ogni giorno aggiungo un pezzetto, piano piano, uno sull’altro.
Ogni tanto mi chiedo se sto mettendo il pezzo giusto al posto giusto, ogni tanto qualcuno viene con la pretesa di avere ragione a spostare i miei cubetti, a portare scompiglio al mio progetto. Poi, con calma faccio riaffiorare alla mente la piantina della mia costruzione. E me la tengo stretta, perché racchiude i miei desideri, i miei sogni, il risultato di scelte quotidiane che sono mie, mie soltanto.
La volontà di cambiare vita, di voltare pagina, di scendere dal treno e di prenderne un altro. Un rischio, certo, ma tutto mio. E quella piantina, quel progetto è frutto di tutti i passi compiuti, un po’ avanti un po’ indietro. Di risate e di incazzature, di promesse e di fatti. Di Paga 100.000 e Riparti dal Via.
E quei messaggi che ogni tanto mi capitano sotto mano sono solo la vecchia strada percorsa, quella buia, sterrata, fangosa, in salita. E rileggendoli sento ancora una mano che mi strizza il cuore, il respiro mi si ferma in gola e chiudo gli occhi per non rivedere le immagini. Come un ologramma mi si ripresentano sfocate nella memoria. Chiudo il telefono, lascio che solo lui conservi i ciottoli e la polvere del passato. Ma quei messaggi, proprio non riesco a cancellarli.
martedì 6 novembre 2007
Gli amici del cuore
Oggi riflettevo con la mia amica Balaloch sulle amicizie (roba seria insomma!). Vi è mai capitato di imbattervi in persone che non si fanno sentire se non le cercate. Ebbene, dove le classificate voi? Nella sfera dei “Conoscenti” o nel gruppo degli “Amici”?
Credo che questa tipologia di persone si comporti così per due motivi:
1) amano stare anche da sole
2) hanno i loro giri di amici fra i quali tu non rientri di solito e non gli viene naturale farsi sentire. Hanno piacere di vederti, ma come dire, non sei la prima persone a cui pensano per uscire. Ecco, queste persone per me sono Conoscenti e non Amici!
A malincuore, devo ammettere che normalmente sono circondata da molti Conoscenti e veramente pochi Amici. Chi sono quelli che sanno quando litigo con il fidanzato? Quando sto male? Quelli che mi telefonano se ho l'influenza? Quelli con cui mi sfogo?
Con alcune persone si crea un rapporto di confidenza, un legame, una sintonia che va oltre
Soprattutto nei periodi di festa mi rendo tristemente conto, al momento di fare la lista dei regali, quali sono le persone che contano davvero nella mia vita e purtroppo, esclusi molti conoscenti, resta uno sparuto gruppo.
Chi sono per esempio quelli che si ricordano del mio compleanno? Da qualche tempo tengo una lista di persone “importanti” che ci sono state nei momenti focali della mia vita e che - soprattutto - non sono sparite col tempo. E sono quelle che preferisco vedere. Magari la lista si chiude dopo una persona, ma almeno sono sicura che su quella posso davvero contare. E non solo per lo shopping, ma per cercare complicità e sintonia.
Mi rendo purtroppo conto che molti legami dipendono dalle circostanze (stessa città, stessi interessi ecc.), ma quali affetti durano oltre la distanza? L’amicizia deve essere alimentata da entrambe le parti, ci devono essere attenzioni reciproche, ci deve essere condivisione e quando mi trovo di fronte a un rapporto a senso unico mi sento vuota…
Però che bello quando qualcuno ti dà la certezza che Lontano dagli Occhi non è Lontano dal Cuore! Quando la distanza non contribuisce minimamente a scalfire un rapporto, un’amicizia sincera che cresce alimentata da telefonate, sms, bigliettini e lettere. Quei pensieri che scaldano il cuore anche senza potersi vedere tutti i giorni. E sono quelle persone che riempiono la mia lista, a loro farò i miei regali, a loro sono rivolti bigliettini, caramelle, abbracci e pacchetti. I miei amici, quelli di Penna, come si diceva una volta. E quelli del cuore!
mercoledì 31 ottobre 2007
Che sagrin!

Perchè a tutti piace essere serviti e riveriti fin nel midollo? A volte ho l'impressione di svuotarmi, di farmi venire in mente qualsiasi mezzo pur di soddisfare i desideri delle persone, pur di vederli felici. Ma gli altri farebbero lo stesso per me? Quando sento odore di pretese, quando ho la sensazione che qualcuno si sia seduto sugli allori ad aspettare, mi arrabbio con me stessa perchè non sono capace a reagire e chiudo di colpo tutte le persiane.
Ma poi cedo. Cedo perchè in fondo sono una buona, pronta ad annullarmi per gli altri, come mi dice sempre ELLE.
Che sagrin!!
Scritto in un momento di sconforto, dopo avere racimolato documenti x n°6 persone che vogliono andare a vedere la partita Milan-Toro di sabato, comodamente seduti alla scrivania dell'ufficio (perchè, secondo loro io non devo lavorare?? Non è che visto che da gennaio si cambia, qui si bloccano le cartacce!!)
[sagrin: s.n., dal piemontese fastidio, problema, dispiacere.]
lunedì 29 ottobre 2007
If - then

Vi siete mai imbattuti in un linguaggio di programmazione per il web?
Ebbene, perché un comando si comporti in un certo modo, perché al click di un tasto segua una certa risposta del browser, è necessario impostare una serie di regole, che generalmente hanno la forma di un If A=0 then FAI QUESTO
E' così che vengono programmate le pagine web, affinché si modellino sulla base delle richieste dell’utente in modo dinamico e sempre diverso.
Certo, noi esseri umani non possiamo sicuramente darci regole precise, per le quali ad una certa azione facciamo corrispondere sempre quella stessa predeterminata reazione.
Ma per certe cose funziona così. A volte, perché i rapporti abbiano buon esito, è necessario impostare delle regole.
È necessario - nel mio caso - presupporre per esempio la seguente regola
If ORE=23 and VI SIETE VISTI TUTTO IL GIORNO AL LAVORO
then NON ASPETTARTI CHE TI RACCONTI LA RAVA E LA FAVA
else if ORE=21 and NON VI VEDETE DA IERI SERA
then PARLATE PURE PER ORE
Oppure
If MONAMUR NON AMA LA CANNELLA
then NON ASPETTARTI CHE POI SI DIVORI LECCANDOSI I BAFFI LA TUA MERAVIGLIOSA CROSTATA ALLE MELE E CANNELLA (QUINTALI DI CANNELLA…)
end if
Per carità, questi sono esempi banali. Ma se ci pensate, nell’imprevedibilità delle azioni umane, qualcosa può essere meglio gestito da “regole di comportamento”.
Che stupidaggine, direte voi… ma a me, che sono più impulsiva di una pietra appena lanciata da una fionda, non viene automatico comportarmi come si deve, valutare la circostanze e rispondere secondo il modello dello User Centered Design, dove l’USER in questo caso è il mio adorato Monamur! E quindi, scusate se è stupido, ma mi faccio il mio quadernetto di regole, come alle elementari, scritte belle in grande e con la penna bic rossa!
Voi che cosa suggerite?
martedì 9 ottobre 2007
If...
E nel frattempo, anche se in cuor tuo ti obblighi a non fare troppi castelli, a non già sognare traslochi, casa nuova, amici nuovi, lavoro nuovo, una lingua da imparare, tanta fatica per farsi capire. Cambiamenti, nuove motivazioni, un giro di boa, una virata repentina, chiudere gli occhi e riaprirli altrove. Cambiamenti di cui necessito con un’imminenza tale da farmi friggere sulla sedia morbida ma grande, così grande che non entra sotto la scrivania, del vecchio ufficio, buio, con una finestra piccola piccola, dalla quale la luce fatica a farsi spazio. Una vetrata che dà di sotto, nella sala lettura, una visuale che ora non voglio più. E Torino, la mia città che amo da morire, unico grande rimpianto, ma che allo stato attuale non sa offrirmi stabilità, sicurezza, benessere.
Ecco, sto di nuovo sognando ad occhi aperti. E scrivo pensieri, banali, sogni, desideri che conservo dentro un cassetto che apro in continuazione, che accarezzo sospirando. Sospirando e sperando in un qualcosa che non c’è. Un qualcosa che non mi fa dormire
giovedì 13 settembre 2007
AAA - cercasi
Laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione, attualmente ricercatrice presso un importante ente di ricerca, con esperienza biennale nell'ideazione e realizzazione di loghi, brochure e materiale promozionale; studio ed elaborazione dell'architettura dell'informazione di diversi siti web; nell'ideazione e organizzazione di eventi, convegni e conferenze stampa; nella predisposizione di testi per internet e comunicati stampaMai avrei immaginato che trovare lavoro fosse una così ardua impresa. Stage, stage e stage ecco quello che le imprese offrono ai giovani laureati, anche con esperienza! Ma anche per accedere allo stage si richiedono competenze che - mi chiedo io - per possederle è necessario cominciare ad apprenderle fin dalla tenera età. Quindi, consiglio per le giovani mamme e i giovani papà che mi leggono: lasciate stare basket, calcio, danza classica e iscrivete i vostri figli fin dalla prima elementare a un corso di spagnolo e tedesco, dategli un manuale a fumetti di ASP e PHP è buttate via quella pila di "Topolino" che ingombra la cantina e la stanza dei vostri figli. Basta con la mancia settimanale: che si guadagnino il pocket money andando a bagnare il basilico del vicino o andando a comprare il pane e il latte alla nonna. Cominceranno fin dalla giovinezza a fronteggiarsi con il mondo esterno e a fare Public Relations e potranno così scrivere sul loro bel CV "Ottime doti interpersonali".
Scusate la polemica, ma sono leggermente inca**ata!
lunedì 3 settembre 2007
Tiriamo le fila

Ecco che sono finite di nuovo le vacanze, ma la ripresa in ufficio è stata molto soft questa settimana: non ci sono ancora gli studenti e alle 16 il portiere ci lasciava correre fuori. E io dritta a casa, le mie lavatrici mi aspettavano: in 25 giorni avevo collezionato una quantità immensa di roba da lavare (e … sigh… stirare!!). Nel frattempo il solito giro di email con i nuovi amici, con tanto di foto ricordo e ppt divertenti. E domani sera una prima cena con la compagnia collaudata! Durante queste vacanze in cui eravamo la metà di mille di tempo per stare da sola a pensare non c’è stato molto. In ogni caso, io e il moccioso siamo riusciti a ritagliarci i nostri momenti da soli per raccontarci i nostri pensieri. Sovente prima di addormentarci e in qualche passeggiata lungomare. Ci sono delle cose su cui però sono riuscita a riflettere in questi giorni:
1) Il timore dell’invasione di campo quando è arrivata “la sorella”
“La sorella” è la sorella del mio moroso che, rimasta sola (i suoi amici partivano per due settimane e lei aveva una settimana a disposizione), una decina di giorni prima di partire, ha chiesto se poteva aggiungersi alla compagnia. Nessun problema, se non l’impressione (che è venuta ad entrambi) che si sia rivolta a noi come ultima spiaggia. Dirle no? Non si poteva, ma siccome non conosceva pressoché nessuno della compagnia ho sentito un po’ l’invasione di campo, quella sensazione che si prova quando qualcuno di nuovo ed estraneo si inserisce in una compagnia, la tua. Il mio moccioso si è dimostrato meraviglioso e pieno di attenzioni nei miei confronti e alla fine mi sono resa conto della banale ma vera assunzione “che i rapporti saldi restano e si conservano” e che alla fine le persone si accorgono se sei opportunista e menefreghista.
2) La filosofia delle biglie di Umbo e il modo sciocco in cui ho reagito
La filosofia di Umbo, nata a seguito di una banale partita a biglie sulla spiaggia a cui anche delle donne hanno partecipato (me compresa…) consiste in queste semplici considerazioni. Prendete uno sport (le biglie) in cui non è necessaria forza fisica e in cui dunque le donne non partono svantaggiate rispetto all’uomo (di norma + muscoloso) e in cui l’unica dote utile è la precisione. Bene, se si prendono a caso sulla spiaggia, 5 donne e 5 uomini che non hanno mai giocato a biglie, di sicuro vince un uomo e di sicuro le donne perdono! Visione estremamente maschilista, da cui il mio amico ne ha concluso che l’uomo ha una maggiore capacità di adattarsi a una nuova cosa/situazione, è più flessibile delle donne, ha una maggiore capacità di controllo, più creativo (si vedano per esempio i maggiori stilisti: sono uomini) e dunque migliore di esse in certe situazioni. Questa capacità l’uomo la deve forse alla sua maggiore predisposizione al rischio, insita nel suo DNA fin dai tempi preistorici, quando lui era destinato alla caccia e lei alla cura del focolare domestico. Il mio amico si è chiesto perché i migliori cuochi e i migliori stilisti sono uomini? Perché l’uomo raramente ha crisi di nervi in ufficio? La mia osservazione è stata che mentre l’uomo arrivato a casa dopo una giornata di merda in ufficio magari si stende sul divano a giocare alla Play, la donna dopo la stessa merdosa giornata, deve andare a prendere i figliuoli, cucinare, stirare e rassettare… ecco perché le può capitare una crisi di nervi!!! Dico male??
Adesso predico bene, ma la mia reazione è stata sciocca e anche se non volevo che trasparisse era chiaro che nell'orgoglio la sua stupida conclusione mi aveva ferita.
3) La competitività negli sport maschile
Gli uomini competono in tutto! In qualsiasi banalissimo sport, dalle biglie allo schiaccia 7! Ma seriamente!! Arrivano a scaraventarsi il pallone con una violenza tale… e poi rosicano se vince un altro!! Hihihihi!!! Il mio moccioso ha battuto sempre tutti a biglie, vincendo 5 partite su 6 e guadagnandosi il mio personale titolo di “Biglio-re”!Le donne invece sono molto più competitive sul lavoro, sull’abbigliamento e sul rapporto con un uomo (sia esso un amico o un amante).
4) Mi abbatto e mi lascio andare quando temo di aver perso le speranze
E' così purtroppo! Nonostante la maschera di ferro di quella “indipendente-che-non-ha-bisogno- di-nessuno-che-chi-fa-da-sé-fa-per-tre” sotto sotto si nasconde Naurwain formato crema pasticcera, così tenera che si taglia con un grissino. Figuriamoci come la riducono acide battutine nate da atteggiamenti di orgoglio! E poi, sì… mi scoraggio facilmente! Mi basta avere la consapevolezza che qualcosa non andrà come avrei voluto, che anziché 10 posso fare solo 9, che per me il bicchiere non solo è mezzo vuoto ma addirittura rotto in mille insulsi pezzettini! Però, ancora una volta, lui lo capisce e mi sprona!
5) Non ho più voglia di vacanze da diciottenne
Detto da una che non ha ancore nemmeno sfiorato la soglia degli “enta” risulta un po’ anacronistico, ma no, le vacanze in cui la più grande preoccupazione della giornata è decidere dove andare a ballare la sera e che cosa mangiare a cena (nonostante il frigo strabordi di cibo!) non fanno per me! Ci si diverte, si ride, ma io amo svegliarmi presto, fare passeggiate, scoprire spiagge nuove e meravigliose che l’Isola naturalmente ci mette a disposizione. E se poi la sera ti va solo di andare a fare una passeggiata e prendere un gelato o cenare con degli amici e andare a dormire prima dell’1, beh… non è che caschi il mondo!

6) Io e il mio moccioso la pensiamo allo stesso modo per molte cose, senza contare che lui è stato sempre presente e amorevole con me e non lo cambierei con nessuno.
E questo non richiede nessun commento: come la canzone di Silvestri, quella delle cose che abbiamo in comune. Certe volte mentre parlavamo mi impressionavo di come nei pensieri e nello stile di vita fossimo d’accordo. A volte litighiamo da urlarci contro parole oscene, ma in fondo, dove si accumulano le cose che veramente contano, lui è quello che voglio.
martedì 24 luglio 2007
Centrifughiamo! - Il tritato dei ricordi
Mi ero ripromessa di non cadere troppo nel drammatico e nel pessimistico. L'ultimo post effettivamente non era dei più allegri, ma è stato scritto dopo che una sola immagine ha riportato alla luce ricordi che credevo di avere sotterrato nel più nascosto degli angoli, che credevo di avere quasi cancellato, ma in un attimo tutto è ritornato alla memoria chiaro come fosse accaduto in quell'istante: i ricordi e le emozioni erano le stesse di un anno fa, così come il groppo allo stomaco che cercavo stupidamente di mascherare di fronte a lui, autoconvincendomi di averlo finalmente debellato.Eh, no! non è così che funziona! Chiudo gli occhi e riemergo dal buio dell'abisso in cui per un attimo ero di nuovo sprofondata. Adesso splende di nuovo il sole e mi lascio accarezzare dal calore dei raggi, mi stendo e mi godo questi momenti felici. Adesso è tutto diverso da allora.
E' assurdo come una sola immagine sia in grado di far riaffiorare alla mente ciò che sembrava essere sparito dai ricordi. Mi sono tenuta lontano da ciò che potesse farmi rivivere quel periodo, ma a volte le cose accadono anche se tu non te le vai a cercare. Ma ora sono sicura che basta una bella scossa per riaprire gli occhi e ritrovarmi alla superficie dove splende il sole e dove troverò sempre il mio moccioso ad abbracciarmi.

