sabato 31 gennaio 2009

.

Oggi si va. È deciso. Lunedì si sono comprati un letto e un armadio (+ abat jour da 25 DKK e un tappeto da 15 a dire la verità) all’IKEA con Little Drama Qeen - che è poi quella che diventerà la mia coinquilina, anzi il contrario, visto che sarò io a spostarmi da lei – si è organizzato il trasporto per oggi pomeriggio e quindi è fatta. Indietro non si torna, anche se la mia mente è ancora ferma all’idea di voler rattoppare, mettere le pezze, aggiustare tutto con l’attak. Ma l’attak per le’amore ancora non l’anno fatto, tantomeno il cerotto per il cuore. Non voglio pensarci, anche se sono qui a scriverlo. Cerco di vivere al presente, perché il futuro mi spaventa da morire. Mi sembra un enorme buco nero e mi fa paura. Io che sono sempre stata coraggiosa, che a 22 anni ho preso due valigie e me ne sono partita un anno in Belgio senza conoscere né la lingua né anima viva da cui andare, che ho sempre avuto voglia di affrontare le sfide, per crescere e imparare, che ho sempre creduto in me, che ho sempre fatto tutto da sola, adesso sono qui con il guinzaglio attaccato ad un'altra persona. Che, sia chiaro, me lo sono messo da sola. E che cerco a tutti i costi di mettergli il guinzaglio a mia volta. Inutilmente. Non so come ho fatto diventare così dipendente da lui, non riesco proprio a capire dove il meccanismo di è inceppato. Come in Benjamin Button: dove esattamente l’orologio ha iniziato a girare al contrario invece di andare avanti? Ma questa separazione è necessaria. Devo ritrovare il mio spazio. Devo smetterla di volere il contrario. So molto bene che è arrivato il momento di fare qualcosa, so che così non può andare. Ho fatto un sogno stanotte: ho sognato che incontravo un uomo e me ne innamoravo. Puoi quest’uomo cambia sia fisicamente che caratterialmente. Diventa storpio, brutto, intrattabile, cattivo e viene chiuso in un ospedale. E io continuo ad volerlo. A sacrificare le mie giornate per andare a trovarlo e continuare ad amarlo come se non fosse mai cambiato. È arrivato il momento di aprire gli occhi e di affrontare la realtà, prendere le cose per quello che sono e non per quello che credo che siano. E quindi adesso mi alzo e mi do un giro. Mi preparo le mie cose e mi proietto nella nuova vita che sto per affrontare. Io.

lunedì 19 gennaio 2009

New deal


Oggi succede che ho voglia solo di piangere. Succede che ho un buco nello stomaco che mi fa girare la testa. E non sono gli strascichi della bronchite dei giorni scorsi. No, é la paura del futuro, l´incertezza di cosa faro qui, da sola. Da sola, di nuovo. Deciso insieme, dice lui. Ed é vero. Nonostante il mio cuore non lo voglia ammettere nemmeno sotto tortura, la mia mente lo sa che non si poteva trascinare ancora. Ognuno per la sua strada, almeno per un pó, per avere il tempo di trovare il lavoro giusto per te e per calmare le mie ansie. Ho due angeli a fianco a me che per fortuna mi tengono su e non mi lasciano precipitare nel buio piú profondo dei miei pensieri. Pensieri che rimbombano nella mente come trombe. Pensieri impazziti che mi rimandano da una parte all´altra come una pallina da ping pong senza lasciarmi capire qualé la scelta giusta per me. É duro pensare che sta accadendo. Il pensiero mi uccide, piú della cosa in sé. Mi uccide non esserci riuscita, mi uccide tirare le somme e vedere che alla fine questa separazione deve avere luogo in un modo o nell´altro. Mi uccide vedermi volere delle attenzioni da chi adesso non puó né vuole darmele. Da chi adesso ha la mente altrove, apart from me, e ha bisogno di spazio. Mi uccide vedermi ridotta di nuovo a chiedere attenzioni, a fare la vittima e a non reagire con le palle. A non riuscire a essere razionale. Ok, posso farcela da sola, posso trovare un posto e pensare a me per un pó. Mi uccide e mi deprime essere ancora cosí dipendente da un´altra persona.

Oggi va cosí, forse sto subendo glie effetti del
giorno piú deprimente dell´anno